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Temi Programma Elettorale

Temi Programma Elettorale

Meno Carne

L'alimentazione è la variabile più potente per influenzare in positivo o in negativo la nostra salute e sempre più studi scientifici lo dimostrano: secondo l'American Institute for Cancer Research, le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa tre tumori su dieci; per il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, il 30-40% dei tumori può essere evitato con una dieta più sana.
 
Per l’Airc il consumo di cibi di origine animale (e quindi l'assunzione eccessiva di grassi saturi e ferro in essi contenuti) è correlato all'aumento del colesterolo, dei livelli di insulina nel sangue, dell'infiammazione del tratto intestinale e del rischio di patologie e tumori; per l’Organizzazione Mondiale della Sanità sarebbe sufficiente introdurre un consumo sufficiente di frutta e verdura fresca al giorno per salvare ogni anno circa 3 milioni di vite.
 
È evidente alimentazione e prevenzione non sono più scindibili, così come la tutela della salute non può più prescindere da una corretta informazione. Per questo il Movimento 5 Stelle ha organizzato il Convegno “Prevenzione e educazione alimentare - Non mangiamoci la nostra salute!”, che si è tenuto il 24 giugno, alla Camera dei Deputati.

“Era appena lo scorso ottobre quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra lo scalpore dell’opinione pubblica, classificava come cancerogena le carne rossa, soprattutto quella lavorata. Il report dell’OMS – spiega il deputato 5stelle, Mirko Busto - ha confermato quanto già affermava nel 2007 il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF) sostenendo, ad esempio, che l’aumento del rischio del cancro al colon-retto è riconducibile al consumo di carni rosse e trasformate e che per limitarne l’incidenza non si dovrebbero superare i 42,9 g al giorno di carni rosse per un totale di 15,66 kg pro capite l’anno. E invece in Italia ne consumiamo circa 86 kg per abitante l’anno, il triplo rispetto ai 31 kg registrati nel 1961.
 
Se ritornassimo ai consumi del '61 non avremmo bisogno degli allevamenti intensivi, altra piaga di una globalizzazione indiscriminata e che determina atroci sofferenze all'animale da macello. Cosa resta quindi della tanto acclamata Dieta Mediterranea, patrimonio mondiale dell’Unesco, basata sul consumo di carboidrati, cereali e vegetali? E qual è la richiesta dietro la crescente attenzione per un’alimentazione a base vegetale?
 
Ne hanno parlato venerdì 24 giugno 2016 i deputati 5 stelle Mirko Busto, Massimiliano Bernini e Paolo Parentela, insieme con medici ed altri esperti del mondo scientifico, portando le proprie proposte presentate finora in Parlamento.
 
E' chiaro come questo sforzo vada declinato a partite dalla MDO e GDO dislocata nei territori locali attraverso messaggi di corretta educazione alimentare, supportata da un coordinamento regionale in ambito della (conferenza Stato Regioni) che prenda risorse dal comparto della sanità a titolo di prevenzione delle malattie correlate ad una non corretta (e disimformata) alimentazione.

BILANCIO & PARTECIPATE

Bilancio chiaro, fruibile, comprensibile e partecipato: il bilancio comunale, delle partecipate e delle controllate deve essere chiaro, ossia presentato in modo tale da essere comprensibile dalla cittadinanza a qualunque livello, non solo per gli addetti ai lavori. Inoltre i bilanci devono essere esposti in tutti i luoghi istituzionali, oltre che sulla Rete Civica Cittadina.

Resoconto semestrale delle attività della giunta: ogni sei mesi la giunta dovrà incontrare i cittadini in assemblee pubbliche, per illustrare lo stato di avanzamento del programma.

Questa potrà essere anche l’occasione per dibattiti pubblici, dai quali potranno svilupparsi processi partecipativi.

Aziende partecipate

  • Costituzione della figura del “cittadino controllore” nei consigli di amministrazione delle partecipate comunali;
  • In previsione di spese e opere importanti, stabilire un sistema di partecipazione dei cittadini attraverso assemblee pubbliche e consultazioni online;

Garantire la massima trasparenza nelle nomine attraverso la costituzione di un comitato tecnico consultivo che valuti i curricula dei candidati, privilegiando così la meritocrazia all’attuale cistema clientelare.

SICUREZZA

PREMESSA

Patti locali di sicurezza urbana e associazioni di volontariato:nuove applicazioni del concetto di sussidiarietà nella gestione integrata dell’attività di prevenzione e di controllo informale del territorio

Il tema della sicurezza a Varese riveste oggi un ruolo molto importante nella programmazione e nell’attuazione di tutte quelle politiche finalizzate alla salvaguardia dell’incolumità dei cittadini ed alla tutela dei propri beni.

I cittadini, oggi più che mai, sono particolarmente sensibili a questo concetto ed avvertono l’assoluta necessità di sentirsi protetti, difesi e preservati dai troppo frequenti episodi di criminalità anche di piccolo cabotaggio che da qualche periodo colpiscono la nostra città, a prescindere dal fenomeno dell’immigrazione extracomunitaria.

Recenti sondaggi testimoniano come nove italiani su dieci abbiano paura di essere vittime di reati. In questo clima di diffusa “insicurezza, con la Legge 14 aprile 2003, n. 4 (riordino e riforma della disciplina regionale in materia di polizia locale e sicurezza urbana), la Regione Lombardia ha posto le basi ponendo i concetti innovatori di sussidiarietà (verticale ed orizzontale), di prossimità al cittadino e di prevenzione. Da qui nasce anche la nostra idea di sviluppare un sistema di prevenzione chiamato “servizio di prossimità” già enunciato a proposito di Welfare municipale.

La legge Regionale n. 4/2003, innanzitutto, ha enucleato un nuovo modus operandi della Polizia Locale, la quale - nell’assoluto rispetto dell’esclusiva competenza statale in materia di ordine pubblico e sicurezza - non dovrà limitarsi a svolgere solamente una funzione repressiva degli illeciti amministrativi, ma dovrà puntare, altresì, quale organo di Polizia più prossimo ai cittadini ed ai contesti urbani, ad un’attività preventiva.

Il controllo del territorio varesino, in stretta e fattiva collaborazione con le forze di polizia dello Stato, deve, pertanto, essere un caposaldo dell’attività della Polizia locale nell’ambito delle zone di competenza comunali, ossia i propri rioni.

La legge fissa, poi, una serie di obiettivi qualificanti per migliorare e potenziare i livelli di sicurezza urbana, quali per esempio: l’incremento delle forme associative tra Enti, l’elaborazione di criteri per l’organizzazione delle attività in particolari situazioni di criticità ed emergenza, il coordinamento ed il raccordo telematico tra i Comandi di polizia locale, una uniformità per quanto attiene la modulistica, l’ampliamento della fascia oraria del servizio, l’acquisto di dotazioni altamente tecnologiche (sale operative ed apparati radio per i servizi di pattuglia radiocollegati-radiomobili).

I Patti Locali di Sicurezza Urbana (P.L.S.U.) espressamente previsti dall’art.32, L.R. 4/2003, oltre a concretizzare l’innovativo principio di sussidiarietà orizzontale nel suo aspetto più operativo e contestualizzato nell’ambito della sicurezza urbana, prevedono l’intervento di  un singolo Comune o un insieme di Comuni, anche di differenti ambiti provinciali, ma anche di un singolo quartiere o un insieme di quartieri (aggregazioni rionali).

I soggetti potenzialmente coinvolti nell’attuazione dei P.L.S.U. saranno:

  • il Comune promotore del Patto, nella persona del Sindaco o di un suo delegato;
  • il responsabile del Corpo o Servizio di Polizia Locale;
  • organi decentrati dello Stato (Tribunale, Prefetture, Questure, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato);
  • Associazioni di volontariato presenti sul territorio;
  • Associazioni di categoria, Unione Commercianti, Unione industriali, Camera di Commercio;
  • Scuole, Centri di ricerca, Università.

Gli obiettivi fondamentali cui mirano tali Patti sono essenzialmente i seguenti:

  • potenziamento delle condizioni di sicurezza urbana nei territori interessati, tramite l’azione congiunta ed integrata dei sopramenzionati soggetti a vario titolo coinvolti e per quanto di propria competenza;
  • prevenzione, controllo e repressione dei comportamenti illeciti;
  • individuazione e studio di eventuali situazioni di disagio, degrado e pericolo per lo svolgimento di una civile convivenza;
  • aumentare la sensazione di prossimità delle varie Istituzioni al cittadino;
  • diminuire l’insicurezza percepita dai cittadini;
  • diffondere ed infondere la cultura della legalità;
  • realizzare una rete di controllo sociale informale.

Tramite i P.L.S.U., pertanto, si introduce un nuovo modo di pensare la sicurezza che innova le tradizionali politiche tese al controllo delle regole sociali prevedendo accanto al tradizionale controllo formale del territorio – attuato esclusivamente tramite l’azione delle varie Forze di Polizia – un controllo informale che vede come attori principali soggetti ordinariamente non impiegati in questo settore, quali i gruppi sociali organizzati (Associazioni di volontariato). In tal senso, il legislatore regionale ha voluto in Lombardia esaltare al massimo il concetto di “sicurezza integrata” stimolando una sorta di intesa e collaborazione tra i vari soggetti pubblici e privati, istituzionali e non.

Come ben sappiamo, il principio di sussidiarietà orizzontale qualifica e giustifica l’intervento pubblico solo laddove i privati e le associazioni libere non siano in grado di soddisfare efficacemente interessi ed esigenze meritevoli di tutela. In applicazione di tale principio, chi meglio delle Associazioni di volontariato radicate sul territorio può fungere da anello di congiunzione e volano tra gli organi di polizia istituzionali e la c.d. società civile?

In primo luogo, è necessario chiarire una volta per tutte, alcuni dubbi che soventemente animano le Amministrazioni comunali circa la reale possibilità di avvalersi dell’ausilio delle Associazioni nell’ambito dei P.L.S.U., atteso che il la legge regionale ha espressamente ed inequivocabilmente statuito il loro possibile intervento nel nuovo modello operativo sancito dai Patti in parola.

Vediamo quindi, cosa possono concretamente fare queste Associazioni quali “attori” legittimi e certamente più prossimi al cittadino nel contesto dei P.L.S.U:

AZIONI

A) Iniziative socializzanti ed educative  - tese al miglioramento delle condizioni di sicurezza urbana mediante la diffusione della cultura della legalità e della sobrietà degli stili di vita.

sulla scorta di un progetto promosso dai settori Politiche sociali, Ambiente e Trasporti dell’Ente Regionale (Deliberazione Giunta regionale Lombardia 16 febbraio 2005 – n. VII/20851, All. A), anche Varese ha adottato “l’iniziativa pedibus”.

Tale progetto consiste nell’accompagnare i bambini delle scuole elementari e medie-inferiori in un percorso cittadino con l’ausilio di volontari, i quali durante il tragitto insegneranno agli alunni i concetti fondamentali del Codice della Strada, con specifico riferimento alle norme di comportamento dei pedoni.

Le Associazioni coinvolte sono: Gruppo Alpini, WWF Lombardia, Ass. Stradamica, Legambiente, Associazione Nazionale Carabinieri (ANC), Protezione Civile, Associazione Combattenti e Reduci e gruppi scoutistici.

Ovvero, di concerto con gli istituti scolastici e/o con le singole Amministrazioni Comunali, all’iniziativa pedibus si propone di organizzare incontri educativi e/o seminari di approfondimento per sensibilizzare le tematiche del rispetto dell’ambiente e dello spreco alimentare, dei beni storico-monumentali e in generale del patrimonio artistico dell’Ente, con l’intervento delle associazioni di tutela ambientale (Guardie ecologiche volontarie, WWF, Rangers d’Italia, Guardie volontarie Ambientali Ittico-Venatorie, volontari del banco alimentare, Guardie volontarie Zoofile, Ass. Nazionale Vigili del Fuoco volontari, Ass. Nazionale Forestali in Congedo, Unione Forestali d’Italia, ANC).

B) Salvaguardia dell’incolumità dei pedoni - in relazione alle dinamiche della circolazione stradale.

In tale tipologia di servizio rientra, innanzitutto, la vigilanza che potrebbero attuare le Associazioni di volontariato in prossimità dei plessi scolastici, negli orari di apertura e chiusura degli istituti. I volontari coadiuvati dal “servizio di prossimità”, infatti, opportunamente equipaggiati (per esempio con pettorine luminescenti, palette segnaletiche, ricetrasmittenti, etc.) ed individuabili, andrebbero a svolgere un compito di fondamentale importanza consistente nell’agevolare - in condizioni di assoluta sicurezza - l’attraversamento pedonale degli studenti.

La medesima attività verrebbe efficacemente svolta anche in favore di anziani e di persone diversamente abili, stante la possibile, “ma palese”, difficoltà ad impegnare le varie intersezioni stradali.

C) Servizi di viabilità e di presidio - durante le manifestazioni a carattere religioso, feste, concerti e fiere organizzate dal Comune, al fine di concretizzare il coordinamento e la razionalizzazione delle azioni concernenti il miglioramento della sicurezza urbana:

i componenti delle Associazioni di volontariato, adeguatamente addestrati per tali servizi, sarebbero certamente un valido ausilio agli agenti di Polizia Locale, consentendo loro di poter svolgere i propri regolari servizi d’istituto, durante lo svolgersi delle summenzionate manifestazioni.

I volontari, in suddette occasioni, contribuiranno a far rispettare - per quanto di propria competenza - le Ordinanze concernenti i provvedimenti restrittivi della circolazione stradale, regoleranno l’accesso dei veicoli autorizzati e saranno il primo “centro di ascolto” del cittadino, il quale potrà rappresentargli eventuali disservizi, problematiche e ottenere qualsiasi tipo di informazione, ovviamente connessa con il servizio.

In questo ambito, un’interessante evoluzione, certamente da approfondire, consiste nell’attribuzione ai singoli volontari impiegati nel servizio, della qualifica pro tempore di “ausiliario del traffico”, con tutte le “tutele” connesse a tale mansione.  Ovviamente, tale conferimento avverrà con Ordinanza del Sindaco, possibilmente nominativa, per poter individuare con maggior precisione ed immediatezza i volontari-ausiliari del traffico.

D) Servizi di vigilanza - presso giardini, parchi pubblici, aree destinate a verde pubblico, istituti scolastici, beni culturali ed artistico monumentali, attività commerciali e siti produttivi ubicati in zone interessate da eventi criminosi, con possibilità di segnalare alla Polizia Locale e/o altre Autorità di Pubblica Sicurezza eventuali condotte o comportamenti illeciti: in questo settore, i P.L.S.U. manifestano la loro più completa modalità operativa.

Innanzitutto una fondamentale premessa in ordine alla definizione “attività di vigilanza”, da intendersi solo ed esclusivamente come potere in capo ai volontari di osservare e, se del caso, comunicare alle competenti Autorità, fenomeni di illegalità, fermenti criminogeni ovvero situazioni di potenziale degrado sociale.

Gli aderenti al “servizio di prossimità” opereranno anche quali veri e propri volontari della sicurezza locale al servizio della collettività, consapevoli, ovviamente, del proprio status giuridico e dei propri “poteri”: più precisamente, tali soggetti non dovranno assurgere ad una sorta di “parente povero” degli agenti delle varie polizie presenti sul territorio, ma dovranno ricoprire il ruolo autonomo ed indipendente in fattiva collaborazione ed in comunione di intenti con le Forze di Polizia e le Autorità pubbliche locali, essi realizzeranno una “sicurezza partecipata” sui territori interessati.

E’ necessario ribadire ed evidenziare come i volontari della sicurezza locale (preliminarmente iscritti al servizio di prossimità) non abbiano nulla a che vedere con le Forze di Polizia e come, pertanto, non abbiano i poteri tipici di queste ultime!

Essi sono, semplicemente, dei lodevoli cittadini che nell’interesse collettivo decidono di dedicare parte del loro tempo per assolvere ad un servizio istituito dal Comune, come già attuato ad esempio nel Comune di Formigine.

Sarebbe, poi, opportuno che i volontari impegnati nei servizi di vigilanza frequentassero appositi corsi riguardanti la loro formazione e utilità per la collettività.

  • aspetti giuridici afferenti la figura del volontario;
  • elementi di base della legge quadro sul volontariato 11 agosto 1991 n. 266, con particolare attenzione alle normative regionali in materia;
  • compiti e modalità di servizio del volontario;
  • equipaggiamento del volontario;
  • cenni sul T.U.E.L. con particolare riferimento all’organizzazione del Comune;
  • Statuto e regolamento comunale;
  • concetto di sicurezza urbana nel territorio e P.L.S.U.;
  • rapporti con le Autorità di Pubblica Sicurezza;
  • descrizione e competenze delle forze di polizia nazionali e modalità per attivare il loro intervento;
  • concetti cardine sulla legislazione per la tutela dell’ambiente, con particolare attenzione alla disciplina inerente la raccolta ed il corretto smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Brevi cenni sulle modalità operative della vigilanza presso aree adibite alla raccolta e/o stoccaggio dei rifiuti (piattaforme ecologiche);
  • sintetica esposizione dei più comuni e frequenti reati ambientali;
  • elementi fondamentali di diritto amministrativo, penale (studio delle fattispecie di reato più consuete che possono interessare i “territori critici”, oggetto di intervento da parte dei volontari), procedura penale;
  • cenni sulla legislazione e normativa inerente l’attività di Polizia Locale;
  • approfondimento della normativa sulla privacy, contestualizzando i diversi scenari in cui potrebbe venire a trovarsi il volontario;
  • analisi approfondita e conoscenza degli ambiti di intervento su cui andranno ad operare i volontari;
  • illustrazione e descrizione delle specifiche problematiche relative alle singole aree di intervento, con specifico rimando ai territori e/o quartieri del Comune interessati da fenomeni criminogeni;
  • concetti fondamentali inerenti il Codice della Strada;
  • nozioni sulla comunicazione interpersonale, con particolare riferimento alla capacità di ascolto e di interazione del volontario con i cittadini;
  • prevenzione, gestione e mediazione dei conflitti;
  • metodologie operative e analisi dell’intervento in flagranza di illecito al fine di preservare e salvaguardare l’incolumità fisica del volontario;
  • tecniche di osservazione del territorio e modalità operative di descrizione di eventuali fatti e situazioni di potenziale pericolo per la sicurezza urbana;
  • nozioni di pronto soccorso e modalità operative, onde realizzare efficacemente, per quanto di competenza, il proprio intervento;
  • concetti base relativi all’intervento in caso di eventi calamitosi (incendi, alluvioni, esondazioni, etc.)
  • esercitazioni pratiche per la verifica del corretto apprendimento delle tecniche di intervento e per l’acquisizione delle competenze nell’uso degli strumenti assegnati (radio-ricetrasmittenti VHF, redazione della relazione relativa all’attività svolta durante il servizio, corretto utilizzo della paletta segnaletica, simulazioni di concrete situazioni operative).

I volontari, in tal senso, acquisiranno tutte quelle nozioni e competenze necessarie per affrontare con preparazione e cognizione i servizi in discorso, con la piena consapevolezza che gli argomenti affrontati nei “corsi di formazione” saranno un’ottima occasione per arricchire il proprio bagaglio nozionistico-culturale, nonché per implementare e sensibilizzare il proprio senso civico e la cultura della legalità. Qualora poi si tratti di aderenti ad Associazioni d’Arma (composte, come sappiamo, da personale in congedo proveniente dai vari Corpi di polizia) e ad Associazioni di Guardie Ecologiche-Ambientali Volontarie 6 tali moduli, prodromici al futuro impiego, potranno costituire un momento di interessante e proficuo aggiornamento professionale.

Come già evidenziato in apertura, gli iscritti al servizio di prossimità impiegati per la sicurezza locale andranno ad operare nelle “zone critiche”, espressamente individuate nei P.L.S.U., secondo la seguente modalità di intervento:

  • Osservazione del territorio: tale operazione consiste nel vigilare e monitorare le singole aree assegnate, verificando il rispetto da parte dei consociati delle regole positive inerenti il corretto vivere civile. Oltre a ciò, aspetto qualificante del servizio consisterà nella capacità di ascolto del cittadino da parte del volontario: ascoltando ed osservando con attenzione e riservatezza, Egli potrà, dunque, svolgere con compiutezza la seconda modalità operativa, ossia, la segnalazione.

Segnalazione alle Autorità competenti di eventuali fenomeni criminosi o di situazioni potenzialmente lesive dell’incolumità dei cittadini. Tale attività si esplica in due distinte modalità, in base all’oggettiva gravità ed urgenza dell’evento criminogeno e/o di pubblico soccorso che si potrebbe manifestare. Più nello specifico, dinnanzi ad un episodio che richiede un intervento tempestivo e subitaneo delle forze dell’ordine e/o di mezzi di soccorso (ambulanza, Vigili del Fuoco), i componenti del servizio di prossimità attiveranno la richiesta alle preposte centrali/sale operative.

In tutte le altre ipotesi, i volontari si limiteranno ad un semplice “report” da presentare agli Organi previamente individuati (Sindaco e Comando P.L.), allegando osservazioni e proposte, secondo quanto concordato nei P.L.S.U.

I volontari dovranno operare con ragionevolezza, discernendo le reali situazioni che potrebbero integrare una fattispecie di reato meritevole di intervento (sia esso, lo si ricordi, subitaneo o differito), onde evitare inutili segnalazioni che causerebbero, un congestionamento di chiamate verso le sale operative o uno sterile impiego di mezzi e risorse da parte delle Amministrazioni Locali, con consequenziali riflessi negativi sull’efficacia/efficienza degli obiettivi cui mira il P.L.S.U.

  • Dissuasione e deterrenza nei confronti di soggetti potenzialmente devianti.

Non può tacersi, infine, come la presenza dei volontari sul territorio attuata tramite l’osservazione e la segnalazione, apporti un ulteriore beneficio alla sicurezza urbana, consistente nella dissuasione di possibili fenomeni di devianza sociale.

I volontari della sicurezza locale, per mezzo della loro efficiente azione prettamente preventiva, andranno certamente a scoraggiare coloro che - con la propria condotta criminosa - intendono violare la legge: la loro presenza fisica sul territorio, la loro riconoscibilità (attuata mediante apposite divise, che se pur volutamente ed obbligatoriamente differenti da quelle delle varie forze dell’ordine, e prive ovviamente di strumenti di offesa, individuano comunque una persona naturalmente e legalmente deputata al controllo informale), l’organizzazione del servizio (da svolgersi preferibilmente in gruppi di almeno tre/quattro persone, la possibilità di costanti collegamenti-radio tra i volontari medesimi e, possibilmente, anche con la Polizia Locale) sono tutti elementi che depongono a favore di una valida dissuasione e concreta deterrenza.

Nell’ambito di cui al presente punto D, un’interessante e concreta applicazione dei P.L.S.U. consiste nella possibilità per gli Enti Locali di garantire, in concorso con le Associazioni di categoria (associazione industriali, commercianti, ristoratori, etc.), la sicurezza e la tutela di siti produttivi (aree industriali) e commerciali (negozi, bar, ristoranti, etc.) particolarmente sensibili e soggetti ai fenomeni di criminalità.

E’ un dato di comune esperienza che il diffuso sentimento di insicurezza e il verificarsi di biasimevoli, quando non tragici, fatti criminosi, comporta inevitabili ricadute negative sulla crescita economica delle singole aree colpite e, tra l’altro, delle casse comunali. Ore di lavoro perse, costi di riprstino dei luoghi colpiti e danneggiati da tali eventi delinquenziali, l’obbligo per il Comune di attivarsi onde porre rimedio, il rischio di “delocalizzazione” di alcune attività produttive e commerciali vittime dei reati e la disincentivazione ad aprirne di nuove, l’alta probabilità di contenziosi con le compagnie assicurative indotte ad assicurare le attività ubicate nelle “zone critiche” con polizze esorbitanti, la perdita della clientela, nonché una generale sensazione di paura e di sfiducia da parte dei lavoratori, sono solo alcune delle conseguenze negative più macroscopiche connesse ad una grave carenza di controllo del territorio.

Per ovviare a ciò, alcune Associazioni di categoria, all’esito di una forte campagna di sensibilizzazione, tesa a intervenire sul tema della sicurezza delle aree produttive, con riferimento sia alle persone che al patrimonio aziendale, hanno dato vita, di concerto con gli Enti Locali preposti, in prima battuta alla creazione di un Osservatorio sulla sicurezza urbana dei siti produttivi e poi, sulla base delle risultanze di questo, hanno provveduto a pianificare un idoneo P.L.S.U. onde fronteggiare tali emergenze.

Nell’ambito delle summenzionate iniziative, la maggior parte dei P.L.S.U. prevedono l’impiego delle Polizie Locali in collaborazione con gli Istituti di Vigilanza Privati (sovvenzionati, questi ultimi, dalle aziende aderenti al Progetto) per concretizzare il controllo formale del territorio.

Non può non esser rilevato, invece, come in un’ottica di fattiva ed efficiente collaborazione con i suddetti soggetti (P.L. e guardie particolari giurate), potrebbero essere utilizzate, ad adiuvandum, le Associazioni di volontariato purché - lo si ribadisce - opportunamente specializzate ed addestrate per tali servizi, inerenti appunto il controllo informale del territorio nelle aree industriali e commerciali.

Il piccolo “esercito” dei volontari della sicurezza locale, anche in questo caso, opererà sui territori indicati facendo buon uso delle “armi” a propria disposizione, ovvero del potere di osservazione e di eventuale e successiva segnalazione delle condotte illecite rilevate.

E) Attività di soccorso in caso di pubbliche calamità - nonché mansioni ausiliarie in occasione di pubblici e/o privati infortuni o di incidenti stradali, ove richieste e per quanto di propria competenza, nell’ambito di quanto previamente concordato con le varie Autorità. Nell’ambito dei P.L.S.U. - al fine di attuare l’integrazione tra le politiche e le azioni, come recita l’art. 32, comma 1, L.R. 4/2003 - potrebbe essere, altresì, inserita la summenzionata funzione di soccorso (calamità naturali, incidenti stradali, etc.).

Tale tipologia di servizio, ovviamente, andrebbe vista nell’ottica di un intervento eventuale (al verificarsi delle calamità, appunto) da attivarsi, comunque, all’occorrenza con estrema prontezza, perizia e professionalità.

Questa area di interesse operativo afferisce certamente al tema della sicurezza urbana locale, da intendersi come attività di prevenzione e difesa non solo da fatti criminosi ma anche da catastrofi naturali e, comunque, da eventi contingibili e di imminente pericolo per la collettività.

Nella fattispecie in parola, i volontari della sicurezza locale individueranno al loro interno un’aliquota di “intervento rapido”, particolarmente specializzata e professionalizzata per tali evenienze. In questo caso, l’area di intervento non dovrà essere previamente circoscritta, ma si estenderà, ex necesse, all’intero territorio comunale, atteso che gli eventi calamitosi in genere non sono passibili di limitazione geografica e di preventiva previsione temporale.

Compito dei redattori dei P.L.S.U. sarà invece quello di organizzare con dovizia le forze a disposizione, in modo da garantirne la piena efficacia ed effettività evitando di disperderle. In tale programmazione, di particolare interesse sarà la collaborazione con la Protezione Civile, naturalmente deputata a tali emergenze: l’aliquota si porrà nei confronti della Protezione Civile non in contrapposizione, bensì in fattiva e stretta collaborazione, in modo da massimizzare l’intervento sia dal punto di vista organizzativo che dal punto di vista del risultato.

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Concludendo, non resta che osservare come le Associazioni di volontariato possano fare certamente molto in termini di sicurezza locale, nell’ambito dei P.L.S.U.: i volontari, infatti, andrebbero a decongestionare le Polizie Locali di tutte quelle tipologie di servizio che non hanno nulla a che vedere con le funzioni di polizia amministrativa, di polizia giudiziaria, né, tantomeno, con quelle ausiliarie di pubblica sicurezza a cui, invece tali agenti di P.L. sono istituzionalmente deputati.

L’utilizzo di una pattuglia e/o di singoli agenti della Polizia Locale, come spesso accade quotidianamente in tante realtà urbane (specialmente medio-piccole) per servizi che potrebbero essere tranquillamente svolti dai volontari, costituisce un grave nocumento in termini di efficacia, economicità ed efficienza che dovrebbero caratterizzare l’agire amministrativo, senza tacere tra l’altro dei sostanziali profili di demansionamento per gli agenti stessi.

Tale anacronistica prassi costituisce l’antitesi della concreta attuazione del tanto invocato principio di sussidiarietà orizzontale: impiegare agenti e talvolta Ufficiali di Polizia Locale nell’attività di attraversamento pedonale, per esempio, costituisce un vero e proprio sperpero di risorse umane ed economiche e, dall’altro lato, non stimola l’agire solidaristico dei gruppi organizzati, ovvero dei singoli cittadini.

Né tantomeno, le Amministrazioni comunali potrebbero invocare a conforto di una tale patologica prassi operativa la sussistenza in capo agli operatori di Polizia Locale di una maggiore, seppur generale, competenza specifica in materia!

Per l’effetto, l’impiego delle Associazioni di volontariato – nell’ambito delle competenze e con le modalità operative suesposte - “libererebbe”, quindi, le risorse a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni. Ed invero, utilizzare i volontari della sicurezza locale nelle sopradescritte attività necessarie, seppur “minori” (termine, quest’ultimo, da intendersi non in senso dispregiativo, ma nel senso che non hanno nulla a che vedere col controllo formale del territorio) consentirebbe alle Polizie Locali di impiegare il proprio personale ed i propri mezzi in attività più utili e proficue per la comunità stessa.

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1 Come sappiamo, il concetto di sussidiarietà sancisce che le attività amministrative dovrebbero essere assegnate al livello di governo più vicino ai cittadini (i comuni, per esempio) purchè adeguato, e che eventualmente potrebbero essere delegate ai livelli amministrativi territoriali superiori (Regioni, Province, Aree metropolitane, Comunità montane ed isolane) solo qualora le finalità cui mira il servizio da prestare possano essere svolte in maniera più efficace ed efficiente dai suddetti Enti sovraordinati.

Nello specifico, pertanto, la c.d. “sussidiarietà verticale” concretizza una vera e propria sorta di opportunità che sia attuato ad un livello territorialmente superiore solo ciò che non può essere adeguatamente ed utilmente svolto a livello territorialmente inferiore.

La c.d. “sussidiarietà orizzontale”, invece, afferisce all’opportunità di affidare al soggetto pubblico solo ciò che non può essere meglio svolto dal soggetto privato, magari in forma associata e\o volontaristica.

2 Art. 32, L.R. 14 aprile 2003, n. 4 (Riordino e riforma della disciplina regionale in materia di polizia locale e di sicurezza urbana) Patti locali di sicurezza urbana:

1. Il patto locale di sicurezza urbana è lo strumento attraverso il quale, ferme restando le competenze proprie di ciascun soggetto istituzionale, si realizza l’integrazione tra le politiche e le azioni che, a livello locale, hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni di sicurezza urbana del territorio di riferimento.

2. Il patto locale di sicurezza è promosso da uno o più sindaci dei comuni interessati ed è teso a favorire, nel rispetto delle competenze attribuite dalle leggi a ciascun soggetto istituzionale, il coinvolgimento degli organi decentrati dello Stato, nonché delle province e degli altri enti e associazioni presenti sul territorio.

3. Il patto locale di sicurezza urbana può interessare:

a) un comune singolo od un insieme di comuni, anche di diversi ambiti provinciali;

b) un quartiere singolo od un insieme di quartieri di un comune.

4. Il patto locale di sicurezza urbana prevede:

a) l’analisi dei problemi di sicurezza urbana presenti sul territorio, comprese le situazioni che ingenerano senso di insicurezza nei cittadini;

b) il programma degli interventi da realizzare e le azioni previste.

5. Con specifica deliberazione la Giunta regionale definisce altresì le modalità e le procedure per la sottoscrizione dei patti, per il programma di azioni previsto e per i soggetti da coinvolgere, nonché le procedure e le modalità di raccordo di tali patti con il finanziamento dei progetti di cui all’articolo 25.

5 Sul punto, ex multis, Ordinanza n. 46 del 26 giugno 2004, Comune di S. Marinella (RM).

6 Si ricorda che le Guardie Ecologiche Volontarie, durante il servizio (rectius nell’esercizio delle proprie funzioni), sono dei veri e propri agenti di polizia amministrativa e pubblici ufficiali. Essi hanno il compito di verificare il rispetto da parte dei cittadini delle leggi poste a tutela dell’ambiente, possono redigere verbali di accertata violazione, comminare la relativa sanzione amministrativa, accertare l’identità dei trasgressori e procedere a sequestri cautelari nelle materie di propria competenza. Tali volontari sono, inoltre, obbligati ad informare l’Autorità Giudiziaria di ogni fatto avente rilevanza penale di cui ne siano venuti a conoscenza durante il servizio.

7 Per completezza, corre l’obbligo di precisare che nell’ipotesi in cui si ritenesse opportuno impegnare nell’ambito dei P.L.S.U. le Guardie Ecologiche-Ambientali Volontarie per la vigilanza di parchi/giardini pubblici, aree verdi in genere, piattaforme/isole ecologiche, nonché siti di pregio artistico monumentale e in tutte quelle zone critiche di loro competenza, Essi, accanto alle ordinarie competenze dei volontari della sicurezza locale, disporranno di un quid pluris in termini di poteri rispetto a questi ultimi. Ed invero, atteso che tali guardie (come già ricordato) ricoprono la qualifica di agenti di polizia amministrativa e di pubblici ufficiali, essi nell’accertamento di avvenimenti e/o fatti che integrano una fattispecie di reato dovranno attivare una vera e propria segnalazione qualificata (notizia criminis). I volontari Guardie Ecologiche-Ambientali, pertanto, in qualità di soggetti qualificati (pubblici ufficiali) avranno l’obbligo, espressamente sancito ex art. 331 c.p.p., di redigere per iscritto la notizia di reato (appresa in conseguenza del loro servizio) nelle forme della denuncia, da trasmettere alla competente Autorità.

CONNETTIVITA'

PREMESSA

Parlare di Connettività è come parlare di strade, rotaie o comunque di infrastrutture che ci permettono di muoverci intellettualmente.

Il M5S considera l’accesso garantito al web un obiettivo da perseguire affinché la Rete diventi realmente accessibile a tutti i cittadini.

L’amministrazione di Livorno ha scelto di aderire al progetto Free ItaliaWiFI ideato dalla Provincia di Roma, affidandone la realizzazione attraverso bando telematico a Tiscali, dal costo oggettivamente troppo oneroso per i contribuenti.

La realtà dei fatti è che gli hotspot presenti sul nostro territorio, quando funzionanti, coprono una superficie effettiva limitatissima, con velocità di download molto basse e di upload inutilmente alte e la copertura non prevede punti strategici, quali ospedale e scuole.

In ultimo non sono presenti sulla Rete Civica cittadina statistiche relative alla quantità e tipologia di utenti del servizio.

AZIONI

  • Recedere dal contratto di appalto con il gestore Tiscali per il WiFi;
  • Ampliare gli hotspot presenti prevedendone anche presso ospedali, case di cura ed in prossimità di scuole pubbliche oltre che nei punti di attrazione turistica, compreso il lungomare, aumentandone la qualità e contestualmente sganciandosi dal progetto Free ItaliaWiFi;
  • Incrementare il numero di cittadini capaci di usare, anche in modo elementare, le nuove tecnologie informatiche, attraverso progetti di formazione ed eventi con il coinvolgimento delle associazioni di promozione del software libero;
  • Sviluppare una rete proprietaria WiFi che copra integralmente il comune di Livorno; tale rete permetterà l’integrazione di servizi di telegestione, telecontrollo e connettività per la cittadinanza con un vantaggioso rapporto costi/benefici;
  • Borse di studio e progetti con premio per incoraggiare gli studenti di ogni ordine e grado ad analizzare, progettare e sviluppare software utilizzando linguaggi di programmazione di alto e basso livello e piattaforme, puntando sul software Open Source;
  • Realizzazione di una piattaforma per l’interazione tra cittadino e giunta sulle scelte programmatiche;
  • Manifestazioni per agevolare il confronto con diverse realtà nazionali, europee e mondiali;
  • Creare un “laboratorio permanente” per la ricerca, lo sviluppo e la sperimentazione di quanto inerente al software;
  • Servizi interattivi ad alto valore aggiunto per una città intelligente (smart city), per mezzo di una rete di telecontrollo e telegestione presente sul territorio, estesa fino al singolo punto luce sui pali della pubblica illuminazione, che consenta la fruizione di servizi aggiuntivi di facile implementazione, per lo sviluppo di un progetto gratuito di OpenWifiLivorno, mediante installazione di quadri di comando control panels e modem/ripetitori sul Viale Italia, attivo per tutti i fruitori, i residenti, i bagnanti e operatori del mare compresi.

La struttura del sistema è illustrata nell’immagine seguente:

  • Migrazione del software della P.A. verso l’Open Source, che consente, oltre al risparmio economico indubbio a medio termine, di avviare un processo di condivisione tra P.A. di software di alto livello autoprodotto o prodotto localmente, che interessi altre realtà nazionali. L’open source non obbliga il cittadino, nell’ottica di una digitalizzazione dei documenti della P.A. all’acquisto di onerosi software proprietari. Il primo software interessato sarà necessariamente quello che permette la creazione dei documenti, cercando di effettuare la migrazione come è stato fatto in Umbria con Libreoffice;
  • Accorciare la distanza tra P.A. e il cittadino, favorendo l’utilizzo di piattaforme informatiche attraverso il WEB che consentano di istituire un rapporto più diretto tra loro. Alcuni esempi:
    • Streaming video (con archivio per ricerche successive) di ogni attività all’interno del comune: le riunioni di giunta, delle varie commissioni o dei vari tavoli di lavoro etc…;
    • Portale di proposte del cittadino dove lo stesso può dare suggerimenti, portare idee o effettuare segnalazioni all’amministrazione pubblica e vederne l’iter ed il risultato in tempo reale;
    • Aumentare la quantità dei servizi on line e potenziare i già presenti così da rendere più semplice e snello il lavoro degli uffici preposti così da rendere il rapporto con il pubblico più qualitativo dove necessario;
    • Integrare le banche dati dei differenti servizi comunali, delle partecipate e delle agenzie che lavorano sul territorio. Questo permetterà ad esempio di evitare atti di ingiustizia sociale che molto spesso vengono compiuti per mancanza di informazioni.

CULTURA

PREMESSA

Siamo convinti che Varese abbia perso molte opportunità per il proprio sviluppo culturale, ed oggi tristemente ne vediamo le conseguenze. Varese è esclusa da qualsiasi circuito museale di rilievo che le consenta di competere anche in termini di turismo culturale con altri capoluoghi di provincia del nord Italia.

Dopo aver speso infinite risorse in bandi e concorsi di idee per rimpiazzare il “Teatro Sociale” di Piazza Giovine Italia abbattuto definitivamente nel 1953, Varese ha dovuto attendere gli anni 2000 per averne uno nuovo (provvisorio tra l’altro) ma non senza aver compiuto l’ennesima demolizione dissennata per poterlo accogliere, ossia il Mercato Coperto in Varese. Risultato? Oggi molti vorrebbero un mercato coperto.

Considerata la propensione della politica locale a demolire piuttosto che a proteggere e conservare la propria storia, e a spendere ingenti somme di denaro pubblico in periodi di magra per tutti, i 5 stelle di Varese si oppongono (per brutto e provvisorio che sia) alla demolizione dell’attuale Teatro Apollonio ma soprattutto all’ingente investimento (34 Mln di €) per un Masterplan di cui la città non ha bisogno.

Chiede invece di focalizzare le attenzioni al recupero della ex Caserma Garibaldi che – oltre che abbandonata - versa in condizioni tali da richiedere urgentemente una sua ristrutturazione. Inoltre la caratteristica del nuovo teatro che il contestato Masterplan prevederebbe striderebbe enormemente con la perduta funzione di “socialità” che pure era presente ed insita persino nel nome dell’ormai scomparso Teatro Sociale. A questo proposito non tutti sanno che…

… un ometto barbuto si era sempre dichiarato contrario alla nuova opera considerandola “di troppa spesa e … inutile nell’avvenire”. Egli avrebbe preferito impiegare le ingenti somme per far fronte ai tanti bisogni della povera gente in un periodo di pesanti ristrettezze per la popolazione, inoltre, con la sostituzione del vecchio teatro, non si sarebbe mai potuta permettere un ingresso a quello nuovo. Al suocero - l’ometto - scriveva: “… il teatro?.. Non credo né lo crederò mai…poveri noi se ciò accadesse! Casca il Mondo!” Quanto al Sindaco l’ometto diceva: “ ha avuto la vanità di lasciare una memoria che durasse dopo il suo regno: s’è servito dei denari del Comune e del mio nome ed ha fatto il teatro…Ha avuto torto. Ecco tutto.”  L’ometto era Giuseppe Verdi che all’inaugurazione non mancò di far notare la sua disertazione mentre andava in carrozza in quel di Tabiano per assumere delle cure termali. Ancora una volta, ma questa volta senza acronimi: Viva Verdi!

l’UNESCO ci dice che l’Italia è la nazione che detiene il maggior patrimonio culturale al mondo. In funzione di ciò, qualcuno la erge a “patria dell’arte” altri ancora a “capitale mondiale della cultura” o a “museo diffuso” e proprio su quest’ultima definizione ci vorremmo soffermare in quanto con la proposta che ci apprestiamo a illustrare riteniamo di essere in grado si scatenare positive e reciproche sinergie tra Milano e Varese Land of Tourism. Tali forze la farebbero infatti riscattare dal triste decadimento che purtroppo la affligge inesorabilmente dal dopoguerra.

In verità il punto forte costituito dalla vicinanza tra le due Città non è una novità. Fu infatti scandita ufficialmente fin dal 1° settembre 1924 con la realizzazione della prima autostrada italiana (alcuni ritengono del mondo). Ma ancor prima, Varese e il varesotto furono scelti dalla cultura milanese come scenario per una pratica (quella costruttiva) di assoluta qualità, che ancora oggi in Varese fa bella mostra di sé nelle opere di numerosi artisti e architetti tra i quali il Sommaruga, provenienti, dalla prestigiosa Accademia di Brera di Milano.

AZIONI

Per le sotto riportate ragioni abbiamo chiesto che la cittadinanza si potesse esprimere sulla trasformazione della ex caserma, ma non siamo stati ascoltati.

  1. La vicina e frequentatissima Pinacoteca di Brera conserva nei suoi depositi innumerevoli opere pittoriche di altissimo valore economico ma soprattutto artistico e culturale, che per ragioni di limitato spazio espositivo non riusciranno mai (o molto raramente) ad avere la visibilità che invece meriterebbe.
  2. Al termine o durante l’ultimo anno di studi, i giovani provenienti dai licei (in particolare quelli del liceo artistico Frattini di Varese) con mirati corsi integrativi extra-curricolari patrocinati dal Comune e da Regione Lombardia, potrebbero rafforzare le proprie competenze in tema di storia dell’arte in modo da fare da accompagnatori turistici per mostre d’arte allestite in città (una sorta di servizio civile artistico municipale).
  3. I licei e l’università varesina, supportati dall’Amministrazione comunale, dalla Soprintendenza dei Beni Artistici della Lombardia e dal Ministero dei Beni Culturali, potrebbero intraprendere ed imbastire rapporti interculturali con la Pinacoteca di Brera per costruire la possibilità di dare spazio e visibilità (nella ex caserma ristrutturata) alla moltitudine di opere pittoriche e artistiche, magari in cambio di reciproci sviluppi sinergici;
  4. Il recupero strutturale e conservativo della ex caserma Garibaldi, con una spesa di molto inferiore ai 24 milioni per la realizzazione del nuovo teatro, potrebbe restituire alla città un contenitore appropriato, strategico e centrale, dotato di spiccati requisiti vocazionali ed attitudinali e soprattutto mancante a Varese, per ospitare con successo opere d’arte pittoriche con funzione museale ed espositiva, mettendo in atto quel concetto di “museo diffuso” di cui si diceva in premessa.
  5. Il muro perimetrale della caserma prospettante sulla piazza potrebbe essere staticamente rafforzato da un secondo muro di circa 1.000 mq di superficie (quinta urbana) destinata ad ospitare il secondo affresco murale (murales) più grande del mondo. Alle operazioni di composizione e affrescatura verrebbero impegnati gli studenti dei licei varesini con l’assistenza esecutiva del liceo Artistico di Varese e la supervisione della scuola murales di Lione.

Ebbene l’idea alternativa alla collocazione della biblioteca nella ex caserma è stata dunque quella di mettere a sistema le sopraccitate azioni al fine di:

  • rimettere a nuovo un’importante e decadente stabile cittadino (la ex caserma Garibaldi);
  • ridargli una nuova e prestigiosa attrazione funzionale;
  • aumentare gli spazi espositivi della Pinacoteca - oggi mancanti – offrendo all’istituzione di Brera la possibilità di trasferire dai loro magazzini al neo distaccamento di Varese innumerevoli tele e capolavori altrimenti destinati a non avere la visibilità dovuta.
  • coinvolgere i ragazzi di scuole e università varesine nell’organizzazione del progetto e nella gestione amministrativa degli spazi che si andranno a risistemare e alle operazioni di composizione e affrescatura del murales;
  • coinvolgere i loro docenti nell’organizzazione di eventi espositivi partecipando con la sede centrale di Milano, al fine di inserirsi nel circuito museale italiano ed europeo;
  • consolidare il partenariato tra la Pinacoteca di Brera e il Liceo Artistico Frattini di Varese.

Se saremo noi a governare la Città, ci impegnamo a richiedere a Regione Lombardia, ai Ministeri competenti, al Comune di Varese e all’Unione Europea i necessari finanziamenti ed eventuali fondi strutturali UE, per portare a termine il progetto “Pro Pinacoteca di Brera a Varese”.

Teatro

Come azionare il progetto dedicato al teatro:

  1. Gli oltre 100.000 spettatori annuali del Teatro Apollonio e la presenza di altri palcoscenici come quello del Santuccio o del Teatro Nuovo, consentono oggi una programmazione della stagione teatrale sufficientemente ricca, versatile e diversificata che soddisfa le esigenze della città.
  2. I varesini non sentono l’esigenza né di demolire il Teatro esistente (l’Apollonio) né di edificarne uno nuovo al suo posto, magari rimanendo ancora anni senza poterlo rimpiazzare. I pochi cittadini d’accordo a tale operazione lo sono più per una questione estetica (l’Apollonio è un teatro tenda di non eccelsa fattura) o per assecondare un capriccio politico della giunta Fontana, ma non certo sentono il bisogno di avere a Varese un teatro classico per l’esecuzione di opere liriche, che inoltre non avrebbe nemmeno la consolazione di avere una compagnia teatrale stabile da collocarvi.
  3. I denari messi a disposizione da Regione Lombardia per il Masterplan di Piazza Repubblica possono più opportunamente e con minor spreco riguardare un riattamento/rinnovo dell’Apollonio e della sala “Politeama”, quest’ultima per ampliare l’offerta culturale anche alla musica da concerto. Le attuali sale del Liceo Musicale non hanno infatti capienze sufficienti e l’Apollonio non gode di un’acustica ideale per la propagazione di una buona qualità del suono.
  4. Eventi di eccezionale qualità teatrale riguardanti prestigiose regie, scenografie, costumi, come per il teatro classico dell’opera o concerti di particolari caratteristiche di affluenza o celebrità, qualora non fossero accoglibili nelle strutture cittadine possono essere seguiti (con minor spesa per tutti) recandosi nella vicina Milano, raggiungibilissima dagli affezionati a questo genere di eventi sia col mezzo pubblico che col mezzo privato.

Biblioteca - Emeroteca

  1. “La libertà, il benessere e lo sviluppo della società e degli individui sono valori umani fondamentali. Essi potranno essere raggiunti solo attraverso la capacità di cittadini ben informati di esercitare i loro diritti democratici e di giocare un ruolo attivo nella società. La partecipazione costruttiva e lo sviluppo della democrazia dipendono da un'istruzione soddisfacente, così come da un accesso libero e senza limitazioni alla conoscenza al pensiero, alla cultura e all'informazione.
    La biblioteca pubblica, via di accesso locale alla conoscenza, costituisce una condizione essenziale per l'apprendimento permanente, l'indipendenza nelle decisioni, lo sviluppo culturale dell'individuo e dei gruppi sociali.In quattro mosse come azionare il progetto dedicato alla consultazione di libri e giornali” (tratto dal manifesto UNESCO per le biblioteche pubbliche).
  2. Nel mondo globalizzato ed informatizzato in cui viviamo la necessità di spazi pubblici diminuisce e conseguentemente diminuisce anche quella relativa alle consultazioni de visu dei volumi della Biblioteca Civica di Varese. Le attuali sale di consultazione assolvono bene il loro compito e non si rileva pertanto alcuna necessità di spostamento della biblioteca ipotizzato nel Masterplan di Piazza Repubblica. La Biblioteca Civica è inoltre inserita nell’edificio di “Palazzo Estense” adiacente ai giardini pubblici più belli della Lombardia e riteniamo che non potrebbe avere migliore collocazione, panorama e raggiungimento da parte dei cittadini.
  3. Il servizio Biblioteche ha la funzione di coordinare la Rete Bibliotecaria Provinciale per contribuire all’informazione, all’aggiornamento culturale e all’avanzamento degli studi e delle ricerche. Con l’emeroteca riteniamo che il Servizio offerto costituisca un fiore all’occhiello della Città e pertanto riteniamo sia da sostenere sia quello basato su supporto cartaceo sia quello informatizzato.
  4. La Rete comprende i sistemi bibliotecari Dei Laghi, Valli dei Mulini, Busto Arsizio, Valle Olona, Saronno, Sistema A.Panizzi di Gallarate e la Carta Regionale dei Servizi (CRS) permette di accedere a tutta la rete con metodiche di ricerca informatizzata senza spostarsi da casa implementata recentemente dal servizio di messaggistica.

Architettura: adotta un monumento

Mettere in primo piano strutture e siti ubicati a Varese deve diventare uno degli obiettivi prioritari di ogni varesino che non vuole far morire le proprie radici culturali. In questo modo potremo riscoprire e valorizzare anche attraverso l’introduzione del “crowdfunding” un bene pubblico con la finalità di renderlo utile per l’intera comunità, sottolineando il mancato sfruttamento turistico ed occupazionale del territorio varesino.

Ad oggi purtroppo il Governo non ha ancora attuato a livello nazionale quanto previsto dalla legge introdotta su proposta dei deputati 5 stelle (primo firmatario Luigi Gallo). Sulla scorta del progetto RestArt  Campania, i 5 stelle di Varese hanno intenzione di attivare un percorso che - attraverso il ripensamento delle sue funzioni tipologiche in vista dell’affidamento alle future generazioni - ridia speranza al patrimonio storico artistico e culturale varesino, dimenticato e soggetto da decenni ad un incurante degrado.

  1. Varese è disseminata di architetture di notevole qualità risalenti ai primi del ‘900 che per l’incuria o l’incapacità della classe politica locale ad avanzare proposte di buon senso utili alla collettività, rischiano un inesorabile decadimento funzionale ed architettonico.
  2. Una di queste perle – passata alla storia dell’architettura come il gioiello varesino del liberty italiano ed europeo – è l’ex Hotel Campo dei Fiori collocato a 1200 m sulla cima dell’omonimo monte che sovrasta la Città, realizzato dall’architetto Giuseppe Sommaruga.
  3. Riteniamo utile operare una variante al PGT allo scopo di introdurre l’urgente pianificazione dello spostamento delle attuali antenne radio-televisive attualmente collocate sul tetto della struttura storica proponendo siti alternativi. Ciò consentirà di liberare la struttura da un pesante giogo che diversamente la porterà tra qualche decennio al totale decadimento funzionale e architettonico, tale da renderla irrecuperabile.
  4. Agevolare e immaginare attraverso un’appropriata pianificazione urbanistica del sito una ricollocazione funzionale dell’ex hotel ammettendo destinazioni d’uso confacenti alla bellezza del luogo, all’importanza, alla solennità e alla memoria dell’architettura dell’edificio. Riteniamo che una previsione d’uso tra quelle sotto indicate consentirebbe all’edificio con la complicità - di Regione e Ministeri - di scongiurare un brutto destino:
  • Alta scuola internazionale di specializzazione e tirocinio per la formazione di chef stellati italiani ed esteri.
  • Centro benessere di levatura internazionale;
  • Cittadella della scienza composta da alta scuola di specializzazione astrofisica, ampliamento dell’osservatorio astronomico Schiapparelli e al centro Geofisico Prealpino per le loro attività di ricerca.

Altra architettura della città oggi dimenticata  è il Castello di Belforte (oggi ridotto a rovina) su cui il progetto “adotta un monumento” potrebbe riscattarlo dall’abbandono e dall’incuria generale.

Folklore:

La messa in campo del Fondo rionale per il Merito Ambientale (FORMA) consentirà di generare una spontanea competizione tra i rioni che li vedrà impegnati al raggiungimento di forme di  virtuosità ambientale variegate. I tre migliori gradi di virtuosità saranno premiati con l’elargizione di eco-incentivi comunali di non trascurabile entità che i rioni potranno impiegare per lo svolgimento di feste popolari della tradizione e per la manutenzione di beni pubblici a cui il rione ha particolare affezione. L’annuale carnevale bosino piuttosto che altri eventi di natura culturale, ludica o festaiola saranno così finanziati attraverso il FORMA in dipendenza della eco-sostenibilità ottenuta durante l’anno dagli abitanti del rione. Tre dei nove rioni cittadini più meritevoli disporranno così di eco-incentivi annuali per migliorare il decoro e l’accoglienza del rione stesso. Un contributo fisso consentirà ai rimanenti sei rioni di far fronte agli eventi folkloristici ritenuti più necessari.

AGRICOLTURA E ALIMENTAZIONE

L’agricoltura è importante. Tutti lo dicono, ma nessuno degli amministratori locali alza un dito contro i suoi più acerrimi nemici: la cementificazione con la speculazione fondiaria (vedi acronimo RESPIRA), la filiera lunga e lo spreco.  Di questo passo anche a Varese il nostro più prezioso tesoro, il suolo, andrà perduto. Dice un vecchio adagio indiano d’America: “quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.”

La filiera
PREMESSA
Il mercato globalizzato insieme alla burocrazia e agli interessi economici delle grandi multinazionali dell’agro-alimentare (e non solo), come in una lenta ma inesorabile pandemia, stanno estromettendo dal mercato migliaia di produttori, aziende, allevatori e coltivatori.

Si tratta di una vera e propria devastazione economica perpetrata a danno di tante attività e imprese agricole, spesso a conduzione familiare o comunque di piccola entità e fatturato, che da sempre sono i baluardi della genuinità, del biologico e dell’affidabilità dei prodotti alimentari e bevande che giungono sulle nostre tavole. Vengono “spremute” dai colossi della filiera alimentare e lo scarto che ne ricavano viene fatto essiccare sul tavolo dall’arida legge dell’offerta e della domanda. Stesso discorso vale per piccole imprese, artigiani e il commercio di prodotti che nascono dal nostro territorio.

Il territorio varesino non è immune a questa insana trasformazione. Troppo spesso il ciclo naturale, l’affidabilità e la qualità di cibi e bevande sono messe a repentaglio da un pericolosissimo gioco al ribasso dei prezzi, che costringe i produttori locali addirittura a “buttare” o non raccogliere il frutto del proprio faticoso lavoro nei campi, a causa dei costi di produzione diventati superiori ai prezzi di vendita.

Lo abbiamo visto con i più svariati prodotti ortofrutticoli ma anche con il latte prodotto dal bestiame allevato nelle nostre zone. Qui a fianco vediamo il paradosso del mercato globalizzato: paradigma ormai divenuto insostenibile sotto ogni profilo. Imponendo ulteriori costi alla già debole azienda, vediamo una macchina agricola nell’atto di distrugge direttamente sul campo le zucchine non raccolte giunte a maturazione e rifiutate dal mercato.

A livello nazionale il fenomeno ha evidenziato che il 2,47% della produzione agricola fa questa fine. E’ purtroppo la logica che drammaticamente emerge dalle recenti statistiche e da studi effettuati dal Dipartimento di scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, da organizzazioni no profit come Slow Food Italia, TrentinoSolidale, Banco Alimentare, per citare le più note, o società Spin-Off accademiche come LMM ed altre in via di sviluppo.

La nostra proposta intende dare adeguati strumenti e opportunità agli imprenditori agricoli delle nostre zone affinché possano difendersi e contrastare la dispersione sia del loro sapere sia della tradizione locale da sempre improntata alla cura e alla genuinità del prodotto alimentare ottenuto con coltivazioni limitate, biologiche e nel rispetto dei cicli naturali.

La coltivazione e l’allevamento di produzioni non intensive è fonte e patrimonio dei saperi e dei sapori della nostra terra, fatta di etica e qualità difficilmente eguagliabili dalla legge del profitto su cui si basano le grandi multinazionali dell’agro-alimentare.

La produzione agricola per uso e consumo personale, quella amatoriale e ricreativa, non produce le distorsioni economiche e di filiera del mercato globalizzato ed è pertanto garanzia di antispreco, eticità e genuinità. Va sostenuta ed incentivata anche per la cura ambientale che da essa può sortire, a vantaggio del riordino dei piccoli appezzamenti urbani che altrimenti - in preda alla logica della speculazione fondiaria - sarebbero destinati a cementificazione certa.

E’ questo il caso dei reliquati fondiari posti ai margini del tessuto urbano e degli orti periferici ed anche urbani, dove persino la piccola produzione zootecnica  può trovare una propria dimensione se collocata ad adeguata distanziata dalla residenza. Chiunque abbia la possibilità o la volontà di praticare questa passione deve essere messo in grado di poterlo fare anche nell’interesse collettivo e dell’economia locale.

Tanti potrebbero esseri i giovani delle nostre zone propensi ad intraprendere un’attività agricola, ma, loro malgrado, ne sono tagliati fuori a causa dell’impossibilità di accedere ad un adeguato contributo economico che permetta di acquisire terreni, casolari (moltissimi spesso abbandonati) da poter recuperare, far rinascere e magari riportati agli antichi splendori.

Vogliamo lavorare e sostenere un nuovo concetto di Agricoltura, che intenda stimolare e contribuire alla rivitalizzazione della comunità e della cultura rurale, rimettendo al centro la socializzazione e lo scambio con la cultura urbana, affinché ognuna si sensibilizzi sulle ragioni dell’altra per una reciproca elevazione della qualità della vita. L’importanza del lavoro della terra in luogo di una cementificazione indiscriminata e infinita, è il punto di partenza per conseguire uno stile di vita più sano e solidale per le future generazioni. Si tratta di una nuova rivoluzione culturale, forte e necessaria a scongiurare l’invadenza dei colossi dell’agro-alimentare e il perpetuarsi della speculazione fondiaria.

La cosa straordinaria è scoprire che ogni città, piccola o grande che sia, può contrastare questi pericoli ripensando a un più sostenibile governo del territorio e a quella che in gergo viene definita la filiera di produzione. Nella quasi totalità dei casi, prima di essere portato sulle nostre tavole, l’alimento è soggetto a molti passaggi e lunghi viaggi che ne fanno lievitare il prezzo anche a discapito dell’ambiente. E’ questo il caso dei trasporti e della distribuzione.

Ecco allora che l’alimento coltivato agli estremi del pianeta diventa insostenibile non solo per l’assoluta incognita sul metodo e le sostanze impiegate per la sua coltivazione e conservazione, ma anche per le necessarie tonnellate di combustibile fossile trasformato in CO2 che i mezzi di trasporto consumano prima di farlo arrivare sulle nostre tavole.
 
L’adozione di politiche tese alla promozione della cosiddetta “filiera corta”, procurando l’estrema riduzione o l’annullamento della distanza, può rendere superfluo il passaggio di filiera del trasporto dando senso alla produzione cosiddetta “a km 0”, ossia dal produttore al consumatore, dove il produttore riesce finalmente a ritrovare quella remunerazione oggi perduta, senza diminuire la qualità del prodotto ed anzi aumentandola.

L’organizzazione in Gruppi di Lavoro Solidale, Distretti di Economia Solidale, anche per mezzo dei mercati rionali, possono fare la differenza e creare nuove ed efficienti forme di società, autosufficienti ed indifferenti al monopolio della Grande distribuzione organizzata.

Nelle terre delle Langhe Monregalesi, nella Provincia di Cuneo, è stato pensato e sostenuto il bando Terre Originali che con l’aiuto dell’Associazione contadini delle Langhe in partnership con l’incubatore Make a Cube, ha dato origine a organizzazioni attive per la coltivazione di terreni in produzione propria. Noi vorremmo fare nostra l’idea proponendola anche per la coltivazione dei piccoli appezzamenti agricoli di Varese.

AZIONI
OrtoGiardini Urbani
Associata ad apposite norme del PGT che (salvo casi di comprovata necessità) vietino l’edificazione quando questa comporti l’impermeabilizzazione di suolo vergine traspirante, abbiamo intenzione di favorire, promuovere e sostenere la creazione di “OrtoGiardini Urbani” come ha già sperimentato con successo il Comune di Livorno, per l'autoproduzione alimentare.

I cosiddetti “orti per anziani” e più recentemente in alcune scuole il progetto “orto in condotta”, costituiscono le buone pratiche che intendiamo importare da Livorno anche nella realtà varesina. Esse contribuiscono inoltre ad una più consapevole alimentazione con prodotti stagionali, genuini, a km zero, con benefiche ripercussioni sul portafoglio e sullo stato di salute del cittadino, prevenendo forme di obesità, malnutrizione, intolleranze alimentari e compulsività sui consumi dell’individuo.
 
Verranno perfezionate azioni di promozione per la nascita degli “OrtoGiardini Urbani” sia per scopi didattici (da parte di scuole varesine – “la cultura della coltura”), sia per scopi amatoriali più avanti specificati. La misura viene anche itrapresa per  salvaguardare le aree verdi urbane minacciate dal cemento e da possibili speculazioni edilizie, prevenendo così effetti di degrado per incuria manutentiva. Optando per la scelta biologica l'adesione al progetto è subordinato alla frequenza di un apposito corso di formazione (VareseCorsi).

Mercato alimentare sostenibile.
Col fine di incentivare il consumo di prodotti alimentari locali, i produttori e i venditori ambulanti che commerceranno presso le aree mercatali varesine prodotti coltivati o trasformati esclusivamente entro il territorio varesino in luogo dei corrispondenti prodotti provenienti da fuori Varese, saranno considerati dall’Amministrazione Comunale sostenitori del “Km zero”, apportatori di “sostenibilità” e pertanto beneficeranno di un regime di incentivazione.

Al fine di riattivare l’economia agricola varesina, apporteremo integrazioni agli attuali regolamenti comunali delle aree mercatali. Ciò consentirà di attivare un sistema di agevolazioni comunali a sostegno dei costi di conduzione delle piazzole in modo da rendere remunerativa sia la filiera corta, sia la coltivazione di prodotti locali su cui si fonda la medesima.

I Gruppi di Acquisto Solidale rispondo al bisogno di offrire al cittadino prodotti locali dove l’etica valga più del profitto e la qualità più della quantità. Attraverso i GAS i cittadini acquistano all’ingrosso prodotti alimentari di uso comune da ridistribuire fra loro. L’acquisto potrà avvenire anche presso i mercati cittadini con i quali verrà istituita una convenzione tra Amministrazione Comunale e commercianti ambulanti che preveda anche un controllo sui prodotti e sulla certezza dei prezzi. Se avrà successo l’iniziativa verrà estesa a tutti i commercianti cittadini di prodotti ortofrutticoli, ed anche a uova latte e derivati.

Agricoltura amatoriale
A tutti gli operatori dell’agricoltura amatoriale è consentita la nuova collocazione, o il riattamento agevolato, di manufatti agricoli preesistenti, senza incorrere in sanzioni per abusi o illeciti edilizi. Grazie alla libera attività edilizia cui sono soggetti e al carattere di spontaneità, provvisorietà e temporaneità che li contraddistingue, gli operatori beneficiano tutti della:
- totale gratuità di oneri concessori comunali (OO.UU + Contributo sul CdC);
- dispensa del censimento catastale;
- semplice comunicazione al solo Ufficio Verde Privato del Comune, o anche del rilascio del titolo abilitativo sempre e solo da parte dell’Ufficio Verde Privato, a seconda della distinzione in :
a)    manufatti agricoli provvisori privi di servizio igienico;
b)    manufatti agricoli provvisori dotati di servizio igienico;
-    agevolazione IVA se trattasi di riattamento e prestiti bancari agevolati istruendo apposita pratica presso l’ufficio Verde Privato del Comune.

Attraverso la promozione di questa attività proponiamo di far ripartire la riqualificazione delle zone verdi trascurate della città. Mediante la valorizzazione dei suoli agricoli e ortivi urbani permeabili, contiamo di :
- prevenire il rischio idrogeologico;
- incentivare le buone pratiche mirate al decoro del nostro paesaggio e delle periferie urbane;
- regolare il fenomeno urbanistico dello sprawl;
- valorizzare le buone pratiche di qualità e indipendenza alimentare;
- dare soluzioni sostenibili ai problemi legati a manufatti e baracche abusive;
- valorizzare in termini di educazione scolastica la “cultura della coltura” del suolo;
- riattare o sostituire le baracche fatiscenti  dei fondi;
-    contrastare la coltivazione di colture geneticamente modificate (ogm).

Definizione: insieme di produzioni agricole e zootecniche messe in atto da privati cittadini e/o soggetti (privati o pubblici) per scopi amatoriali, del tempo libero, hobbistici ed educativi, i cui limitati prodotti per quantità e qualità sono destinati prevalentemente all’uso personale e/o autoconsumo familiare. Eventuali eccessi di produzione potranno confluire nei Distretti di Economia Solidale e/o nella rete dei Gruppi di Acquisto Solidale.

a) manufatto agricolo provvisorio senza servizio igienico:
-    sarà consentito su tutto il territorio comunale (indipendentemente dal tessuto urbanistico in cui verrà collocato) purché realizzato con struttura interamente in legno ancorata al suolo ma priva di opere di fondazione. Sono ammessi monoblocchi prefabbricati purché rispondenti alle caratteristiche appresso indicate;
-    dovrà essere mantenuto, a responsabilità del proprietario del fondo, in stato di efficienza, decoro (utilizzando anche tecniche di mimesi ambientale naturale) proporzionalmente alla centralità della zona in cui è collocato;
-    potrà avere una copertura a falda/e inclinata con pendenza non superiore al 30%;
-    per le distanze dai confini si applicano le norme del Cod. Civ.
Materiale ed altre caratteristiche:
•    La superficie massima consentita del modulo base è di 20 mq fino a 1.000 mq di terreno coltivabile, ma potranno essere ammessi fino a un massimo di 10 moduli in funzione della dimensione dell’area ortiva o comunque utilizzata a fini agricoli; l’altezza massima è comunque stabilita in 3,5 mt. al colmo.
•    Tutte le strutture e tutte le finiture compresi gli infissi dovranno essere in legno e suoi derivati;
•    Il manto di copertura dovrà essere in tegole di laterizio oppure in elementi lignei opportunamente trattati e impermeabilizzati.
•    La pavimentazione interna potrà essere in terra battuta, in assito di legno, in pietra o piastrelloni di cemento, semplicemente appoggiata sul terreno e non potrà avere un dislivello maggiore di 10 cm dalla quota esterna.
•    E' ammessa la realizzazione di pergolati o loggiati aperti su tre lati e quarto lato coincidente con il lato lungo del manufatto e avente profondità massima di 4m. In alternativa è ammessa la realizzazione di strutture tipo “tende”e“gazebo” mobili a patto che risultino opportunamente mimetizzate e integrate con i valori e le caratteristiche del paesaggio.
•    E' vietato l'impiego di manti impermeabili continui, come asfaltatura e simili.
•    Gli annessi in questione per le loro caratteristiche provvisorie non sono soggetti ai parametri urbanistico-edilizi.
•    E’ vietato aprire nuova viabilità per raggiungere gli annessi.
•    Le acque bianche che vengono intercettate dalle coperture degli annessi dovranno essere convogliate, ad un sistema di raccolta per il successivo riutilizzo irrigatorio.

b) per manufatti agricoli con servizi igienici:
Titolo abilitativo e atto d'obbligo
La realizzazione di tali manufatti è consentita purché dotati del massimo grado di eco-sostenibilità .
Sono assoggettati alle stesse caratteristiche dimensionali e materiche di quelli senza servizio igienico e sono soggetti al pagamento dei diritti di segreteria per l’esame del progetto. Infatti sono soggetti al rilascio di autorizzazione comunale, previa presentazione di un’istanza e di un progetto a firma di tecnico abilitato che dimostri l’effettiva necessità del manufatto e le finalità ad essi correlate. L’istanza deve essere corredata da:
1. una relazione dettagliata sulle motivazioni della realizzazione del manufatto in relazione all'attività agricola amatoriale prevista;
2. la verifica della conformità dello schema fognario:
- gli scarichi delle acque nere o grigie in assenza di fognatura comunale nel raggio di 150 metri dovranno essere trattati con autonomi e/o comuni impianti di depurazione e smaltimento, nel rispetto delle norme vigenti, privilegiando sistemi ecocompatibili naturali (fitodepurazione).
3. l'individuazione degli eventuali edifici esistenti e le relative superfici di pertinenza e fondiarie;
4. dimostrazione della legittimità della lottizzazione del terreno eventualmente proposta;
5. elaborati grafici di dettaglio con le caratteristiche, le dimensioni e l'ubicazione dei manufatti da realizzare;
6. le opere finalizzate al recupero delle acque meteoriche e delle acque nere.

La realizzazione del nuovo manufatto è consentita, previa sottoscrizione di un atto unilaterale d'obbligo, da registrare e trascrivere a cura del Comune e a spese del richiedente, riferito all'intera superficie di proprietà. La durata dell’atto sarà di dieci anni. L'atto d'obbligo dovrà contenere:

1.    l'impegno a mantenere in ordinaria coltivazione i terreni cui l'annesso è riferito, fatte salve eventuali situazioni di evidente impossibilità ad adempiere a tali impegni per problematiche indipendenti dalla propria volontà personale;
2.    di non modificare la destinazione d’uso agricola dell’annesso;
3.    di non alienare separatamente dall’annesso il fondo cui si riferisce;
4.    l'impegno alla rimozione del manufatto al cessare dell'attività agricola o di rinuncia per i motivi già previsti al punto 1., fatto salvo il caso di subentro con obbligo di voltura da parte del subentrante, ovvero nel caso che vengano meno i minimi previsti dalle precedenti tabelle;
5.    le relative forme di garanzia e polizze fidejussorie per la rimozione di cui al comma precedente;
6.    la verifica di conformità alle norme generali e del presente regolamento;
 
Nel caso i manufatti vengano realizzati o approntati in modo difforme dai punti sopra indicati il proprietario sarà invitato a ripristinare la situazione preesistente e, qualora la stessa perdurasse, trascorsi 30 giorni dal primo avviso, l'Amministrazione Comunale provvederà senza ulteriori avvisi a emettere in forma di urgenza una Ordinanza Sindacale di sequestro, confisca e rimozione, utilizzando la garanzia fideiussoria prestata  per il ripristino dei luoghi. In alternativa l’Ordinanza potrà disporre la confisca dell’intero fondo su cui insiste il manufatto, con trasferimento ai “beni comunali”, e con ampia facoltà di disporne per il bene della comunità varesina.

Lo spreco
PREMESSA
 Al problema della filiera – di per se già grave - la globalizzazione del mercato agricolo ne ha aggiunto un secondo. Alle soglie del terzo millennio pur nel mezzo di una crisi economica spaventosa, si evidenzia uno dei paradossi più eclatanti del nostro tempo: lo spreco alimentare. Uno spreco senza precedenti che nei fatti finisce per determinare l’insostenibilità dell’intero sistema alimentare, anche da un punto di vista agricolo ed ambientale.

E’ stato calcolato che gli sprechi ortofrutticoli liberano nell’atmosfera più di 8.000 tonnellate di CO2 equivalente, assorbono 73 milioni di metri cubi di acqua e consumano risorse pari a quasi 400 milioni di metri quadrati globali. Nella sola Italia ogni anno restano invendute qualcosa come 6 milioni di tonnellate di alimenti. Un’ANSA del 12 giugno 2014 rende noto che ogni anno nella sola Italia il valore del cibo buttato ammonta a più di 12 miliardi di euro, di cui 8,7 di spreco domestico e i 3,5 miliardi di filiera a monte, che include la produzione agricola e industriale e la catena della distribuzione. Una cifra pari a 3 volte il valore dell’IMU sulla prima casa, ma le ultime indagini ci dicono che il trend e purtroppo in aumento.

Organizzazioni umanitarie come quella del “Banco alimentare” riescono a recuperarne solo mezzo milione. Il 10% viene industrialmente trasformato in concime, mangime per animali o per la produzione di energia.  La FAO stima che la produzione agricola mondiale potrebbe nutrire il pianeta due volte. Viene alla memoria il tema di expo 2015. Queste risultanze evidenziano - tra l’altro - l’assoluta inutilità degli OGM per scopi alimentari umani.

Slow Food Italia in collaborazione col ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha presentato un documento sul nostro spreco quotidiano evidenziando che lo spreco mondiale alimentare è pari a 1.300.000.000 tonnellate di cibo. Di queste, circa 900 milioni si sprecano tra il campo e il negozio. Il resto, circa 400 milioni di tonnellate, si sprecano a casa, in mensa, al ristorante.

Per stare nel territorio provinciale, nel 2011 nel solo Distretto di Sesto Calende grazie all’adesione al progetto “Last Minute Market” sono stati recuperati poco meno di 9 tonnellate di beni alimentari tra prodotti da forno e panetteria, ortofrutticoli freschi e prodotti a lunga conservazione, ancora idonei al consumo, che altrimenti sarebbero finiti in discarica. Nel 2013 l’Associazione Amici di Gulliver di Varese con il progetto “Siticibo” in collaborazione del Banco Alimentare, ha recuperato 1.200 chili di pane, 700 di frutta e 5.000 porzioni di pasto re-distribuendo le derrate alle mense dei poveri.

Riteniamo che la “Legge del Buon Samaritano”, introdotta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1996, promossa dalla Fondazione Banco Alimentare, e dal 2003 operativa anche in Italia, sia da sostenere ed applicare anche nella Città di Varese.

Si dice che il frigorifero sia la coscienza sporca del consumatore. Niente di più vero. E’ infatti lì che in ambito domestico marciscono le merci comprate in eccesso. Perché c’era l’offerta speciale (le offerte sono sempre speciali…) o perché è nella natura stessa delle merci l’essere comprate in abbondanza per poi finire a marcire nei rifiuti.

Il cibo ha un valore intrinseco che lo erge – a prescindere da chi lo possieda - a merce ad elevato valore collettivo, solidale ed etico-morale, soprattutto nella misura in cui esistono condizioni disagiate da parte di fasce sempre più ampie di popolazione cittadina (ma non solo cittadina), che ne ha bisogno per il mantenimento dei minimali standard di salute e sopravvivenza.

Per questi motivi il cibo, anche se in esubero, in via di deperimento o invenduto, non può essere trattato alla stessa stregua di una comune merce a scadenza e computato banalmente nella voce smaltimento rifiuti, anche quando non più essere commercializzabile per sopravvenute presunte condizioni di non commestibilità. Il cibo, crudo o cotto che sia, è equiparabile ai beni primari naturali come l’aria, l’acqua, il suolo e dunque è un bene fondamentale per l’uomo.

AZIONI
Applicazione della Legge del Buon Samaritano
Aderendo ai progetti ispirati dalla “Legge del Buon Samaritano” già operativi in alcune realtà locali della provincia di Varese e dal Centro Gulliver di Varese (Siticibo), intendiamo ridurre lo spreco alimentare avvalendoci delle eccedenze alimentari prodotte in Città per far fronte alle tante situazioni di disagio sociale, in pericoloso aumento anche nella nostra città.

Sulla scorta di quanto già attuato da “Siticibo” di Fondazione del Banco Alimentare, da “Trentino Solidale” e “Last Minute Market” (

)  proponiamo di introdurre alcune nuove regole per conferire sostenibilità alle attuali modalità di commercio alimentare varesino.

Le nuove regole si baserebbero (per le sole imprese alimentari) sul ricalcalo della TARI effettuato non già in funzione dei meri costi per lo smaltimento dei rifiuti, come nel caso effettuato dalle municipalizzate, bensì conferendo allo smaltimento del rifiuto alimentare un valore aggiuntivo determinato dall’insostenibilità dello spreco dell’alimento stesso. In questo secondo caso il valore aggiuntivo (ma che potrà essere anche sostitutivo) sarà determinato  dal controvalore economico del prodotto alimentare, che altrimenti verrebbe ritirato dai banchi di vendita per essere ammassato e trasportato dal servizio rifiuti comunale all’impianto di compostaggio (discarica).

E’ del tutto evidente come nel primo caso il valore dell’alimento di scarto sia pari a zero, mentre nel secondo caso mantenga il suo valore di origine, ossia il valore di costo. Per le ragioni in premessa riteniamo che - dei due - il sistema più sostenibile sia il secondo e per questo motivo per mezzo di delibere di Consiglio Comunale intendiamo:
-    riformulare la TARI per le imprese alimentari;
-    aderire alla rete di solidarietà alimentare a scopi caritatevoli;
-    adottare le erogazioni liberali in natura con fattura al costo, a favore delle organizzazioni caritatevoli locali, enti morali no-profit, o Spin-Off Accademiche;
-    ridurre la TARI alle imprese alimentari che, pur avendo aderito alla rete di solidarietà alimentare, rimangono con merce da smaltire.
 
In tale prospettiva tutte le imprese alimentari, comprese le attività della grande distribuzione, ristorazioni organizzate, panifici, bar e pasticcerie, ubicate entro il territorio varesino potranno scegliere una delle seguenti due opzioni:
-    diminuire la propria TARI aderendo alla “legge del buon samaritano” col fine di recuperare da imprese for-profit a favore di enti no-profit, cibi freschi o cotti da consumare presso prestabiliti punti di erogazione interni ai confini amministrativi di Varese;
-    pagamento al Comune della TARI basata sul controvalore economico prodotto dall’alimento di scarto.
Se l’azione avrà il successo che merita , verrà estesa anche per il recupero di farmaci, giocattoli, libri ed altri prodotti non alimentari.