Create a Joomla website with Joomla Templates. These Joomla Themes are reviewed and tested for optimal performance. High Quality, Premium Joomla Templates for Your Site
Istituzione del Reddito di Cittadinanza Municipale

Istituzione del Reddito di Cittadinanza Municipale

I   come… istituzione del Reddito di Cittadinanza Municipale.

Nessuno deve rimanere in dietro

L’esistenza di sacche di povertà non può essere considerato un problema di chi ne è vittima, bensì il problema di tutta una collettività.

Il Reddito di Cittadinanza Municipale è pensato per ridare dignità e respiro ai Cittadiniche stanno attraversando una temporanea difficoltà economica. L’intento è quello di riportare queste personead una condizione di sufficienza economica senza ridurre tutto ad un mero assistenzialismo.

Esso si propone di coinvolgere gli stessi, attraverso lo sdebitamento compensativo, all’interno di un circuitodi lavori socialmente utili, che possono avere un risvolto economico positivo anche per le casse del Comune e quindi per l’intera cittadinanza.

L'iniziativa, oltre che economica, ha lo scopo di infondere nel corpo della collettività i principi di solidarietà che qualificano la possibilità di definirsi “ Comunità”.

Numerose sono le iniziative che attengono a questo capitolo programmatico e che vanno nella direzione di aumentare il senso di partecipazione, di identità e di rispetto fra tutti i Cittadini.

Le scelte politiche che il MOVIMENTO 5 STELLE intende adottare in questo senso saranno volte al sostegno del reddito da lavoro, all'inserimento di tutti i soggetti a rischio di marginalitàsociale, contrastando la deriva del lavoro nero, sottopagato o precario.

Il fine dichiarato è di garantire a tutti un reddito minimo, quando questo non è posseduto,

mediante una totale o parziale integrazione economica.

L’elargizione del Reddito di Cittadinanza Municipale, che è destinato ai Cittadini maggiorenni

e alle famiglie i cui componenti risiedano a Varese da almeno tre anni, si somministrerà per bando

mediante Eco-Card. Sarà commisurato alle reali condizioni reddituali e subordinato a comportamenti eco-sostenibili e ad azioni virtuose nei confronti dell’ambiente e delle risorse naturali.


A cosa serve?
Serve a ridare dignità alla persona temporaneamente in difficoltà economica, restituendogli autostima e sollecitandolo allo sdebitamento sociale attraverso attività utili alla collettività (baratto amministrativo). Nessuno deve rimanere indietro!

Quanto costa?
Costa molto meno di quanto potrebbe costare una rivendicazione sociale senza sbocchi. Prima che economica è una questione di civiltà e di principi educativi. Al valore della solidarietà dovrebbe fare da contraltare quello della riconoscenza e dello sdebitamento sociale. In quest’ottica i costi economici verranno compensati dai valori di sostenibilità e di solidarietà sociale.

PREMESSA
Pur essendo un tema molto legato al lavoro e al welfare municipale, per la sua straordinaria importanza e innovazione il Reddito di Cittadinanza municipale viene qui trattato in modo autonomo e separato dedicandogli - per intero - una delle sette azioni che il M5S di Varese intende perseguire per il bene della città.  Nessuno deve ri-manere indietro! Attualmente in Italia sono troppe le persone e le famiglie che dispongono di un reddito che non permette di vivere con dignità. La mancanza di lavoro e di occupazione ne è la causa principale. Bisogna agire sui redditi e sul lavoro. Lo Stato, ma soprattutto i cittadini, non possono restare inermi.

Cosa deve cambiare?
Molte cose dovrebbero cambiare. Per aspirare a vivere in una società più solidale e sostenibile, per affrontare concretamente i problemi della Città di Varese e della sua vivibilità, per realizzare un mondo migliore per i nostri figli, in chi ci governa deve assolutamente cambiare:
•    Lo spirito deve essere di matrice innovativa. La classe politica deve esser quello di mettersi con dedizione al servizio del cittadino e non della “casta”.
•    L’atteggiamento deve essere quello dell’ascolto e dell’esecuzione della volontà dei cittadini (volontà popolare) e non della “casta”. Come l’ausiliario del traffico lo è del corpo di polizia locale, l’amministratore pubblico deve diventare un ausiliario dei cittadini e non della partitocrazia, come oggi purtroppo avviene.
•    L’approccio deve essere quello della sostenibilità, che non è fatta solo di denaro, economia e finanza, oltre che dagli egoismi che da tali “trappole” scaturiscono.
•    La politica deve  essere partecipata e lungimirante, in un certo senso “visionaria”, non legata ad ideologie, ma a idee utili ai noi cittadini e alle future generazioni Deve aiutare e incentivare il cittadino (non vessarlo), nelle sue difficoltà quotidiane comprese quelle economiche, a intraprendere percorsi virtuosi verso il risanamento e il consolidamento della tutela del territorio educandolo a coniugare nel migliore dei modi e soprattutto per l’interesse collettivo: etica, società, economia e ambiente.

Tra le tante cose che vorremmo offrire ai nostri cittadini (e in questo programma ne vengono descritte molte) ve ne sono alcune che per noi rappresentano delle essenzialità, proprio come l’atto da noi proposto del “respirare”. Riteniamo che esse costituiscano azioni imprescindibili senza le quali non sia possibile ottenere né un’efficace azione innovativa di governo, né alcuna virtuosità a beneficio dell’ambiente e del cittadino. Queste sette azioni, contenute nella parola RESPIRA, mirano ad un unico (ma non solitario) obiettivo strategico, ossia perseguire lo sviluppo sostenibile.

La crisi mondiale in atto non è contingente ma sistemica e strutturale. È un punto di non ritorno con cui il capitalismo globale deve fare i conti. Negli ultimi decenni si è assistito ad una progressiva e iniqua redistribuzione della ricchezza nei Paesi occidentali che, aumentando sempre più il divario tra i cosiddetti ricchi e i cosiddetti poveri, ha contribuito a ridurre in maniera determinante il potere d’acquisto di questi ultimi, mi-nando le fondamenta stesse del sistema economico attuale.

È necessario agire subito con un cambio di rotta e mettere al centro dell’azione politica il benessere del cittadino, riconoscendone innanzitutto i diritti di base: avere la possibilità e gli strumenti necessari per vivere una vita dignitosa, il diritto al lavoro, all’istruzione, all’informazione e alla cultura.

Abbiamo messo da parte i diritti dell’uomo per fare posto al consumismo sempre più estremo. È necessario rivedere tutto, partendo dall’istruzione. Ormai la scuola non è più vincolata tanto alla cultura quanto al prodotto interno lordo (PIL), in quanto si studia per cercare lavoro, si lavora per produrre, si producono beni, spesso non necessari e inutili, in eccesso rispetto alle reali necessità del mercato, per aumentare il valore del PIL.

Dobbiamo rivedere il concetto stesso di lavoro. Perché lavoriamo? Lavoriamo per offrire beni e servizi alla società. Lavoriamo per essere retribuiti e garantirci gli stessi beni e servizi che la società ci offre. Lavoriamo per assicurarci un guadagno grazie alla formazione scolastica e alle competenze acquisite negli anni, dall’artista all’operaio, dall’insegnante al dirigente. Lavoriamo non per far crescere l’indice di produttività, ma per far crescere il benessere, per vivere una vita dignitosa e felice.

Occorre prendere coscienza che, con le misure adottate dall’attuale classe politica, mai più ci sarà lavoro stabile e garantito per tutti. La conseguenza di tutto ciò è una progressiva e irreversibile esclusione di tanti dal tessuto sociale e dunque un impoverimento generale della società, una perdita progressiva di inclusione e di comunità, il cui contraltare è un aumento dell’insicurezza e del rischio sociale e della violenza urbana, fonti di rabbia e di arroccamento individuale di alcuni privilegiati nelle proprie posizioni acquisite.

La criticità della situazione attuale è confermata dai dati. Nel primo decennio degli anni Duemila, l’Italia è risultato il Paese dell’Eurozona che è cresciuto al ritmo più lento, circa un terzo della media, meno della metà della Germania, quasi un terzo della Francia; rispetto al picco toccato sei anni fa, il PIL italiano si è ridotto del 9 per cento, il PIL pro capite è diminuito del 10,4 per cento, in misura pari a circa 2.700 euro in meno per abitante, ed è così tornato ai livelli del 1997, costituendo un caso unico (e perciò ancora più preoccu-pante) tra i Paesi dell’area euro.

Le tabelle dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) per il secondo trimestre del 2013 rilevano che sono circa 3 milioni i disoccupati e circa 3 milioni le persone che non cercano impiego ma sono disponibili a lavorare. In ambito pensionistico si rileva che su 7,2 milioni di pensionati, il 17 per cento può contare su un reddito sotto i 500 euro, il 35 per cento ha una pensione tra 500 e 1.000 euro e solo il 2,9 per cento ha una pensione che va oltre i 3.000 euro. Nel 2013 sono 4 milioni i cittadini italiani che, per sfamarsi, sono costretti a chiedere aiuto, con un aumento del 10 per cento rispetto allo scorso anno e del 4 per cento rispetto al 2010.

Il livello di tassazione e di contribuzione gravante sul lavoro è ormai insostenibile per le imprese e riduce il reddito disponibile delle famiglie, oltre a penalizzare la competitività delle imprese stesse. L’elevata imposizione sui redditi di lavoro comporta infatti un livello di retribuzione netta tra i più bassi d’Europa. L’effetto dell’elevata contribuzione sociale, invece, è quello di rendere il costo del lavoro molto più elevato della retribuzione lorda: l’incidenza del cuneo contributivo in Italia è del 32 per cento del costo del lavoro, con il valore più alto tra quelli rilevati negli Stati aderenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Nella comunicazione della Commissione europea «Un’esistenza dignitosa per tutti: sconfiggere la povertà e offrire al mondo un futuro sostenibile» (Bruxelles, 27 febbraio 2013) viene evidenziato che «eliminare la povertà e garantire prosperità e benessere duraturi sono tra le sfide più pressanti che il mondo si trova ad affrontare».

L’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sancisce che «Al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto dell’Unione e le legislazioni e prassi nazionali».

L’articolo 151 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea sancisce che l’Unione e gli Stati membri hanno come obiettivi la promozione dell’occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro che consentano una protezione sociale adeguata, il dialogo sociale, la lotta contro l’emarginazione, lo sviluppo delle risorse umane atto a consentire un livello occupazionale elevato e duraturo.

Nell’articolo 30 della Carta sociale europea (riguardante il diritto alla protezione contro la povertà e l’emarginazione sociale) è previsto che «Per assicurare l’effettivo esercizio del diritto alla protezione contro la povertà e l’emarginazione sociale, le Parti s’impegnano: a prendere misure nell’ambito di un approccio globale e coordinato per promuovere l’effettivo accesso in particolare al lavoro, all’abitazione, alla formazione professionale, all’insegnamento, alla cultura, all’assistenza sociale medica delle persone che si trovano o rischiano di trovarsi in situazioni di emarginazione sociale o di povertà, e delle loro famiglie; a riesaminare queste misure in vista del loro adattamento, se del caso». Sulla scorta di tali enunciazioni si ritiene doverosa e non più procrastinabile l’appro-vazione di una legge che riconosca a tutti i cittadini il diritto di ricevere un reddito minimo.

AZIONI
(1) Reddito di Cittadinanza Municipale (RCM).
Per far fronte all’inaccettabile latitanza sui principi universali di solidarietà sociale perpetrata dal Governo nazionale, regionale ed anche da quello locale di Varese, sulla scorta del Disegno di Legge n. 1148 presentato al Senato nella  XVII Legislatura e comunicato alla presidenza il 29 ottobre 2013, il MoVimento 5 Stelle di Varese ha intenzione di istituire in via sperimentale, attraverso bandi di partecipazione progressiva, il Reddito di Cittadinanza Municipale. Il nuovo istituto verrà gestito dagli Uffici dei Servizi Sociali comunali adattandone - per analogia - le declinazioni del testo normativo presentato in Senato.
 Il RCM è finalizzato a contrastare la povertà, la diseguaglianza e l’esclusione sociale nonché a favorire la promozione delle condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro e alla formazione, attraverso politiche volte al sostegno del reddito da lavoro e all’inserimento sociale di tutti i soggetti in pericolo di marginalità, nella società e nel mondo del lavoro. Fin tanto che non verrà istituito a livello regionale o nazionale, a Varese intendiamo tutelare i diritti all’informazione, all’istruzione, al lavoro e alla cultura tramite l’istituzione del reddito di cittadinanza municipale con il fine, di non minore importanza, di assicurare serenità e certezza nella vita dell’individuo, tramite l’eliminazione dell’ansia dovuta alla precarietà che molti lavoratori hanno dovuto accettare. Anche in questo senso agisce il reddito di cittadinanza, garantendo ad ognuno la possibilità di potersi affermare nel mondo del lavoro vincendo il ricatto del lavoro nero, del lavoro mal pagato o precario.

L’RCM è rivolto ai cittadini residenti a Varese da almeno tre anni, che abbiano compilato una dichiarazione IRPEF (riferita ai redditi percepiti da tutto il proprio nucleo familiare nei dodici mesi precedenti la richiesta di accesso al RCM e dei presumibili redditi che verranno percepiti nei dodici mesi successivi allegando altresì la dichiarazione ISEE) sotto le soglie reddituali  previste dall’Allegato 1 del già citato disegno di legge n.1148, e che dunque sono sottoposti a rischio povertà.

In via sperimentale ed entro il numero previsto dal bando, i cittadini maggiorenni/famiglie residenti a Varese da almeno 3 anni,  potranno richiedere che gli vengano riconosciuti crediti economici sottoforma di reddito di cittadinanza municipale mensile. Il credito consisterà in un eco-incentivo economico, al quale sarà aggiunto (per redditi inferiori a € 7.500 annui) l’accesso gratuito alimentare, e sarà commisurato alla capacità contributiva del cittadino espressa in termini di ore di attività e mansioni virtuose appartenenti alla sfera dei lavori cosiddetti socialmente utili, aderendo così anche al comma 1 dell’art. 53 della Carta Costituzionale. Il credito è riconosciuto anche sotto forma di integrazione al reddito percepito mensilmente fino alla concorrenza dell’importo massimo erogabile stabilito dall’Allegato 1 del disegno di legge anzidetto, e si propone di dare un sostegno al reddito e all’occupazione, in attesa che il cittadino ritrovi collocazione nel mondo del lavoro.

L’accesso alimentare gratuito domiciliare, riconosciuto e garantito dal Comune tramite apposito servizio gestito dagli stessi beneficiari del RCM, è computato ai fini economici in € 6 equivalenti giornaliere pro capite. Tale importo verrà dunque scalato dal credito in conto derrate alimentari corrisposte. L’accesso alimentare, che potrà avvenire con consegna a domicilio o recandosi presso appositi magazzini di deposito, è reso disponibile applicando la cosiddetta “Legge del Buon Samaritano”.

Il RCM elargito verrà accreditato su eco-card (o con moneta parallela) e commisurato a comportamenti eco-sostenibili legati al rispetto e al risparmio ambientale e di sobrietà nell’utilizzo delle risorse naturali che il richiedente dovrà dimostrare di aver assolto nell’anno solare. Il RCM sarà spendibile sia da parte del cittadino che dei propri famigliari a carico, per il pagamento di qualsiasi servizio comunale, tariffa, affitto, imposta e/o tassa locale. L’erogazione sia del servizio che degli eco-incentivi è temporalmente limitato alla durata della legislatura comunale. A causa dell’occasionalità e della limitata temporalità, per lo svolgimento delle attività previste dal “Servizio di Prossimità” è previsto da parte del Comune l’assolvimento delle incombenze assicurative ma non quelle previdenziali.
Per l’ottenimento dell’RCM occorre dimostrare di aver assolto ai seguenti precetti ambientali:
- a) Il cittadino in età lavorativa deve limitare la percorrenza chilometrica annuale del proprio automezzo (se a combustione interna) entro i 5.000 Km/anno (dispositivo GPS o con verifica de visu del chilometraggio). b) Il cittadino pensionato deve rinunciare all’uso dell’auto (vale il fermo amministrativo con franchigia 500 Km) utilizzata/posseduta dalla famiglia per tutto il periodo di elargizione dell’eco.incentivo;
- avere un contratto di Energia Elettrica 100% rinnovabile con consumo annuo < 3.000 Kwh. se il  contatore è di potenza > 3 KW.
- limitare nell’arco dell’anno il consumo di acqua potabile giornaliero entro i 90 litri pro capite.
- limitare nell’arco dell’anno la produzione di rifiuto secco indifferenziato (sacco viola) entro i 4 sacchi all’anno pro capite (60 Kg di secco pro capite) RiFid;
- iscrizione al “servizio di prossimità” per lo svolgimento di attività e lavori socialmente utili (l’esenzione al servizio è prevista per i nuclei familiari con a carico portatori di disabilità permanente o in caso di maternità).

Ultima modifica il Venerdì, 19 Agosto 2016 09:06
(1 Vota)