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AGRICOLTURA E ALIMENTAZIONE

L’agricoltura è importante. Tutti lo dicono, ma nessuno degli amministratori locali alza un dito contro i suoi più acerrimi nemici: la cementificazione con la speculazione fondiaria (vedi acronimo RESPIRA), la filiera lunga e lo spreco.  Di questo passo anche a Varese il nostro più prezioso tesoro, il suolo, andrà perduto. Dice un vecchio adagio indiano d’America: “quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.”

La filiera
PREMESSA
Il mercato globalizzato insieme alla burocrazia e agli interessi economici delle grandi multinazionali dell’agro-alimentare (e non solo), come in una lenta ma inesorabile pandemia, stanno estromettendo dal mercato migliaia di produttori, aziende, allevatori e coltivatori.

Si tratta di una vera e propria devastazione economica perpetrata a danno di tante attività e imprese agricole, spesso a conduzione familiare o comunque di piccola entità e fatturato, che da sempre sono i baluardi della genuinità, del biologico e dell’affidabilità dei prodotti alimentari e bevande che giungono sulle nostre tavole. Vengono “spremute” dai colossi della filiera alimentare e lo scarto che ne ricavano viene fatto essiccare sul tavolo dall’arida legge dell’offerta e della domanda. Stesso discorso vale per piccole imprese, artigiani e il commercio di prodotti che nascono dal nostro territorio.

Il territorio varesino non è immune a questa insana trasformazione. Troppo spesso il ciclo naturale, l’affidabilità e la qualità di cibi e bevande sono messe a repentaglio da un pericolosissimo gioco al ribasso dei prezzi, che costringe i produttori locali addirittura a “buttare” o non raccogliere il frutto del proprio faticoso lavoro nei campi, a causa dei costi di produzione diventati superiori ai prezzi di vendita.

Lo abbiamo visto con i più svariati prodotti ortofrutticoli ma anche con il latte prodotto dal bestiame allevato nelle nostre zone. Qui a fianco vediamo il paradosso del mercato globalizzato: paradigma ormai divenuto insostenibile sotto ogni profilo. Imponendo ulteriori costi alla già debole azienda, vediamo una macchina agricola nell’atto di distrugge direttamente sul campo le zucchine non raccolte giunte a maturazione e rifiutate dal mercato.

A livello nazionale il fenomeno ha evidenziato che il 2,47% della produzione agricola fa questa fine. E’ purtroppo la logica che drammaticamente emerge dalle recenti statistiche e da studi effettuati dal Dipartimento di scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, da organizzazioni no profit come Slow Food Italia, TrentinoSolidale, Banco Alimentare, per citare le più note, o società Spin-Off accademiche come LMM ed altre in via di sviluppo.

La nostra proposta intende dare adeguati strumenti e opportunità agli imprenditori agricoli delle nostre zone affinché possano difendersi e contrastare la dispersione sia del loro sapere sia della tradizione locale da sempre improntata alla cura e alla genuinità del prodotto alimentare ottenuto con coltivazioni limitate, biologiche e nel rispetto dei cicli naturali.

La coltivazione e l’allevamento di produzioni non intensive è fonte e patrimonio dei saperi e dei sapori della nostra terra, fatta di etica e qualità difficilmente eguagliabili dalla legge del profitto su cui si basano le grandi multinazionali dell’agro-alimentare.

La produzione agricola per uso e consumo personale, quella amatoriale e ricreativa, non produce le distorsioni economiche e di filiera del mercato globalizzato ed è pertanto garanzia di antispreco, eticità e genuinità. Va sostenuta ed incentivata anche per la cura ambientale che da essa può sortire, a vantaggio del riordino dei piccoli appezzamenti urbani che altrimenti - in preda alla logica della speculazione fondiaria - sarebbero destinati a cementificazione certa.

E’ questo il caso dei reliquati fondiari posti ai margini del tessuto urbano e degli orti periferici ed anche urbani, dove persino la piccola produzione zootecnica  può trovare una propria dimensione se collocata ad adeguata distanziata dalla residenza. Chiunque abbia la possibilità o la volontà di praticare questa passione deve essere messo in grado di poterlo fare anche nell’interesse collettivo e dell’economia locale.

Tanti potrebbero esseri i giovani delle nostre zone propensi ad intraprendere un’attività agricola, ma, loro malgrado, ne sono tagliati fuori a causa dell’impossibilità di accedere ad un adeguato contributo economico che permetta di acquisire terreni, casolari (moltissimi spesso abbandonati) da poter recuperare, far rinascere e magari riportati agli antichi splendori.

Vogliamo lavorare e sostenere un nuovo concetto di Agricoltura, che intenda stimolare e contribuire alla rivitalizzazione della comunità e della cultura rurale, rimettendo al centro la socializzazione e lo scambio con la cultura urbana, affinché ognuna si sensibilizzi sulle ragioni dell’altra per una reciproca elevazione della qualità della vita. L’importanza del lavoro della terra in luogo di una cementificazione indiscriminata e infinita, è il punto di partenza per conseguire uno stile di vita più sano e solidale per le future generazioni. Si tratta di una nuova rivoluzione culturale, forte e necessaria a scongiurare l’invadenza dei colossi dell’agro-alimentare e il perpetuarsi della speculazione fondiaria.

La cosa straordinaria è scoprire che ogni città, piccola o grande che sia, può contrastare questi pericoli ripensando a un più sostenibile governo del territorio e a quella che in gergo viene definita la filiera di produzione. Nella quasi totalità dei casi, prima di essere portato sulle nostre tavole, l’alimento è soggetto a molti passaggi e lunghi viaggi che ne fanno lievitare il prezzo anche a discapito dell’ambiente. E’ questo il caso dei trasporti e della distribuzione.

Ecco allora che l’alimento coltivato agli estremi del pianeta diventa insostenibile non solo per l’assoluta incognita sul metodo e le sostanze impiegate per la sua coltivazione e conservazione, ma anche per le necessarie tonnellate di combustibile fossile trasformato in CO2 che i mezzi di trasporto consumano prima di farlo arrivare sulle nostre tavole.
 
L’adozione di politiche tese alla promozione della cosiddetta “filiera corta”, procurando l’estrema riduzione o l’annullamento della distanza, può rendere superfluo il passaggio di filiera del trasporto dando senso alla produzione cosiddetta “a km 0”, ossia dal produttore al consumatore, dove il produttore riesce finalmente a ritrovare quella remunerazione oggi perduta, senza diminuire la qualità del prodotto ed anzi aumentandola.

L’organizzazione in Gruppi di Lavoro Solidale, Distretti di Economia Solidale, anche per mezzo dei mercati rionali, possono fare la differenza e creare nuove ed efficienti forme di società, autosufficienti ed indifferenti al monopolio della Grande distribuzione organizzata.

Nelle terre delle Langhe Monregalesi, nella Provincia di Cuneo, è stato pensato e sostenuto il bando Terre Originali che con l’aiuto dell’Associazione contadini delle Langhe in partnership con l’incubatore Make a Cube, ha dato origine a organizzazioni attive per la coltivazione di terreni in produzione propria. Noi vorremmo fare nostra l’idea proponendola anche per la coltivazione dei piccoli appezzamenti agricoli di Varese.

AZIONI
OrtoGiardini Urbani
Associata ad apposite norme del PGT che (salvo casi di comprovata necessità) vietino l’edificazione quando questa comporti l’impermeabilizzazione di suolo vergine traspirante, abbiamo intenzione di favorire, promuovere e sostenere la creazione di “OrtoGiardini Urbani” come ha già sperimentato con successo il Comune di Livorno, per l'autoproduzione alimentare.

I cosiddetti “orti per anziani” e più recentemente in alcune scuole il progetto “orto in condotta”, costituiscono le buone pratiche che intendiamo importare da Livorno anche nella realtà varesina. Esse contribuiscono inoltre ad una più consapevole alimentazione con prodotti stagionali, genuini, a km zero, con benefiche ripercussioni sul portafoglio e sullo stato di salute del cittadino, prevenendo forme di obesità, malnutrizione, intolleranze alimentari e compulsività sui consumi dell’individuo.
 
Verranno perfezionate azioni di promozione per la nascita degli “OrtoGiardini Urbani” sia per scopi didattici (da parte di scuole varesine – “la cultura della coltura”), sia per scopi amatoriali più avanti specificati. La misura viene anche itrapresa per  salvaguardare le aree verdi urbane minacciate dal cemento e da possibili speculazioni edilizie, prevenendo così effetti di degrado per incuria manutentiva. Optando per la scelta biologica l'adesione al progetto è subordinato alla frequenza di un apposito corso di formazione (VareseCorsi).

Mercato alimentare sostenibile.
Col fine di incentivare il consumo di prodotti alimentari locali, i produttori e i venditori ambulanti che commerceranno presso le aree mercatali varesine prodotti coltivati o trasformati esclusivamente entro il territorio varesino in luogo dei corrispondenti prodotti provenienti da fuori Varese, saranno considerati dall’Amministrazione Comunale sostenitori del “Km zero”, apportatori di “sostenibilità” e pertanto beneficeranno di un regime di incentivazione.

Al fine di riattivare l’economia agricola varesina, apporteremo integrazioni agli attuali regolamenti comunali delle aree mercatali. Ciò consentirà di attivare un sistema di agevolazioni comunali a sostegno dei costi di conduzione delle piazzole in modo da rendere remunerativa sia la filiera corta, sia la coltivazione di prodotti locali su cui si fonda la medesima.

I Gruppi di Acquisto Solidale rispondo al bisogno di offrire al cittadino prodotti locali dove l’etica valga più del profitto e la qualità più della quantità. Attraverso i GAS i cittadini acquistano all’ingrosso prodotti alimentari di uso comune da ridistribuire fra loro. L’acquisto potrà avvenire anche presso i mercati cittadini con i quali verrà istituita una convenzione tra Amministrazione Comunale e commercianti ambulanti che preveda anche un controllo sui prodotti e sulla certezza dei prezzi. Se avrà successo l’iniziativa verrà estesa a tutti i commercianti cittadini di prodotti ortofrutticoli, ed anche a uova latte e derivati.

Agricoltura amatoriale
A tutti gli operatori dell’agricoltura amatoriale è consentita la nuova collocazione, o il riattamento agevolato, di manufatti agricoli preesistenti, senza incorrere in sanzioni per abusi o illeciti edilizi. Grazie alla libera attività edilizia cui sono soggetti e al carattere di spontaneità, provvisorietà e temporaneità che li contraddistingue, gli operatori beneficiano tutti della:
- totale gratuità di oneri concessori comunali (OO.UU + Contributo sul CdC);
- dispensa del censimento catastale;
- semplice comunicazione al solo Ufficio Verde Privato del Comune, o anche del rilascio del titolo abilitativo sempre e solo da parte dell’Ufficio Verde Privato, a seconda della distinzione in :
a)    manufatti agricoli provvisori privi di servizio igienico;
b)    manufatti agricoli provvisori dotati di servizio igienico;
-    agevolazione IVA se trattasi di riattamento e prestiti bancari agevolati istruendo apposita pratica presso l’ufficio Verde Privato del Comune.

Attraverso la promozione di questa attività proponiamo di far ripartire la riqualificazione delle zone verdi trascurate della città. Mediante la valorizzazione dei suoli agricoli e ortivi urbani permeabili, contiamo di :
- prevenire il rischio idrogeologico;
- incentivare le buone pratiche mirate al decoro del nostro paesaggio e delle periferie urbane;
- regolare il fenomeno urbanistico dello sprawl;
- valorizzare le buone pratiche di qualità e indipendenza alimentare;
- dare soluzioni sostenibili ai problemi legati a manufatti e baracche abusive;
- valorizzare in termini di educazione scolastica la “cultura della coltura” del suolo;
- riattare o sostituire le baracche fatiscenti  dei fondi;
-    contrastare la coltivazione di colture geneticamente modificate (ogm).

Definizione: insieme di produzioni agricole e zootecniche messe in atto da privati cittadini e/o soggetti (privati o pubblici) per scopi amatoriali, del tempo libero, hobbistici ed educativi, i cui limitati prodotti per quantità e qualità sono destinati prevalentemente all’uso personale e/o autoconsumo familiare. Eventuali eccessi di produzione potranno confluire nei Distretti di Economia Solidale e/o nella rete dei Gruppi di Acquisto Solidale.

a) manufatto agricolo provvisorio senza servizio igienico:
-    sarà consentito su tutto il territorio comunale (indipendentemente dal tessuto urbanistico in cui verrà collocato) purché realizzato con struttura interamente in legno ancorata al suolo ma priva di opere di fondazione. Sono ammessi monoblocchi prefabbricati purché rispondenti alle caratteristiche appresso indicate;
-    dovrà essere mantenuto, a responsabilità del proprietario del fondo, in stato di efficienza, decoro (utilizzando anche tecniche di mimesi ambientale naturale) proporzionalmente alla centralità della zona in cui è collocato;
-    potrà avere una copertura a falda/e inclinata con pendenza non superiore al 30%;
-    per le distanze dai confini si applicano le norme del Cod. Civ.
Materiale ed altre caratteristiche:
•    La superficie massima consentita del modulo base è di 20 mq fino a 1.000 mq di terreno coltivabile, ma potranno essere ammessi fino a un massimo di 10 moduli in funzione della dimensione dell’area ortiva o comunque utilizzata a fini agricoli; l’altezza massima è comunque stabilita in 3,5 mt. al colmo.
•    Tutte le strutture e tutte le finiture compresi gli infissi dovranno essere in legno e suoi derivati;
•    Il manto di copertura dovrà essere in tegole di laterizio oppure in elementi lignei opportunamente trattati e impermeabilizzati.
•    La pavimentazione interna potrà essere in terra battuta, in assito di legno, in pietra o piastrelloni di cemento, semplicemente appoggiata sul terreno e non potrà avere un dislivello maggiore di 10 cm dalla quota esterna.
•    E' ammessa la realizzazione di pergolati o loggiati aperti su tre lati e quarto lato coincidente con il lato lungo del manufatto e avente profondità massima di 4m. In alternativa è ammessa la realizzazione di strutture tipo “tende”e“gazebo” mobili a patto che risultino opportunamente mimetizzate e integrate con i valori e le caratteristiche del paesaggio.
•    E' vietato l'impiego di manti impermeabili continui, come asfaltatura e simili.
•    Gli annessi in questione per le loro caratteristiche provvisorie non sono soggetti ai parametri urbanistico-edilizi.
•    E’ vietato aprire nuova viabilità per raggiungere gli annessi.
•    Le acque bianche che vengono intercettate dalle coperture degli annessi dovranno essere convogliate, ad un sistema di raccolta per il successivo riutilizzo irrigatorio.

b) per manufatti agricoli con servizi igienici:
Titolo abilitativo e atto d'obbligo
La realizzazione di tali manufatti è consentita purché dotati del massimo grado di eco-sostenibilità .
Sono assoggettati alle stesse caratteristiche dimensionali e materiche di quelli senza servizio igienico e sono soggetti al pagamento dei diritti di segreteria per l’esame del progetto. Infatti sono soggetti al rilascio di autorizzazione comunale, previa presentazione di un’istanza e di un progetto a firma di tecnico abilitato che dimostri l’effettiva necessità del manufatto e le finalità ad essi correlate. L’istanza deve essere corredata da:
1. una relazione dettagliata sulle motivazioni della realizzazione del manufatto in relazione all'attività agricola amatoriale prevista;
2. la verifica della conformità dello schema fognario:
- gli scarichi delle acque nere o grigie in assenza di fognatura comunale nel raggio di 150 metri dovranno essere trattati con autonomi e/o comuni impianti di depurazione e smaltimento, nel rispetto delle norme vigenti, privilegiando sistemi ecocompatibili naturali (fitodepurazione).
3. l'individuazione degli eventuali edifici esistenti e le relative superfici di pertinenza e fondiarie;
4. dimostrazione della legittimità della lottizzazione del terreno eventualmente proposta;
5. elaborati grafici di dettaglio con le caratteristiche, le dimensioni e l'ubicazione dei manufatti da realizzare;
6. le opere finalizzate al recupero delle acque meteoriche e delle acque nere.

La realizzazione del nuovo manufatto è consentita, previa sottoscrizione di un atto unilaterale d'obbligo, da registrare e trascrivere a cura del Comune e a spese del richiedente, riferito all'intera superficie di proprietà. La durata dell’atto sarà di dieci anni. L'atto d'obbligo dovrà contenere:

1.    l'impegno a mantenere in ordinaria coltivazione i terreni cui l'annesso è riferito, fatte salve eventuali situazioni di evidente impossibilità ad adempiere a tali impegni per problematiche indipendenti dalla propria volontà personale;
2.    di non modificare la destinazione d’uso agricola dell’annesso;
3.    di non alienare separatamente dall’annesso il fondo cui si riferisce;
4.    l'impegno alla rimozione del manufatto al cessare dell'attività agricola o di rinuncia per i motivi già previsti al punto 1., fatto salvo il caso di subentro con obbligo di voltura da parte del subentrante, ovvero nel caso che vengano meno i minimi previsti dalle precedenti tabelle;
5.    le relative forme di garanzia e polizze fidejussorie per la rimozione di cui al comma precedente;
6.    la verifica di conformità alle norme generali e del presente regolamento;
 
Nel caso i manufatti vengano realizzati o approntati in modo difforme dai punti sopra indicati il proprietario sarà invitato a ripristinare la situazione preesistente e, qualora la stessa perdurasse, trascorsi 30 giorni dal primo avviso, l'Amministrazione Comunale provvederà senza ulteriori avvisi a emettere in forma di urgenza una Ordinanza Sindacale di sequestro, confisca e rimozione, utilizzando la garanzia fideiussoria prestata  per il ripristino dei luoghi. In alternativa l’Ordinanza potrà disporre la confisca dell’intero fondo su cui insiste il manufatto, con trasferimento ai “beni comunali”, e con ampia facoltà di disporne per il bene della comunità varesina.

Lo spreco
PREMESSA
 Al problema della filiera – di per se già grave - la globalizzazione del mercato agricolo ne ha aggiunto un secondo. Alle soglie del terzo millennio pur nel mezzo di una crisi economica spaventosa, si evidenzia uno dei paradossi più eclatanti del nostro tempo: lo spreco alimentare. Uno spreco senza precedenti che nei fatti finisce per determinare l’insostenibilità dell’intero sistema alimentare, anche da un punto di vista agricolo ed ambientale.

E’ stato calcolato che gli sprechi ortofrutticoli liberano nell’atmosfera più di 8.000 tonnellate di CO2 equivalente, assorbono 73 milioni di metri cubi di acqua e consumano risorse pari a quasi 400 milioni di metri quadrati globali. Nella sola Italia ogni anno restano invendute qualcosa come 6 milioni di tonnellate di alimenti. Un’ANSA del 12 giugno 2014 rende noto che ogni anno nella sola Italia il valore del cibo buttato ammonta a più di 12 miliardi di euro, di cui 8,7 di spreco domestico e i 3,5 miliardi di filiera a monte, che include la produzione agricola e industriale e la catena della distribuzione. Una cifra pari a 3 volte il valore dell’IMU sulla prima casa, ma le ultime indagini ci dicono che il trend e purtroppo in aumento.

Organizzazioni umanitarie come quella del “Banco alimentare” riescono a recuperarne solo mezzo milione. Il 10% viene industrialmente trasformato in concime, mangime per animali o per la produzione di energia.  La FAO stima che la produzione agricola mondiale potrebbe nutrire il pianeta due volte. Viene alla memoria il tema di expo 2015. Queste risultanze evidenziano - tra l’altro - l’assoluta inutilità degli OGM per scopi alimentari umani.

Slow Food Italia in collaborazione col ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha presentato un documento sul nostro spreco quotidiano evidenziando che lo spreco mondiale alimentare è pari a 1.300.000.000 tonnellate di cibo. Di queste, circa 900 milioni si sprecano tra il campo e il negozio. Il resto, circa 400 milioni di tonnellate, si sprecano a casa, in mensa, al ristorante.

Per stare nel territorio provinciale, nel 2011 nel solo Distretto di Sesto Calende grazie all’adesione al progetto “Last Minute Market” sono stati recuperati poco meno di 9 tonnellate di beni alimentari tra prodotti da forno e panetteria, ortofrutticoli freschi e prodotti a lunga conservazione, ancora idonei al consumo, che altrimenti sarebbero finiti in discarica. Nel 2013 l’Associazione Amici di Gulliver di Varese con il progetto “Siticibo” in collaborazione del Banco Alimentare, ha recuperato 1.200 chili di pane, 700 di frutta e 5.000 porzioni di pasto re-distribuendo le derrate alle mense dei poveri.

Riteniamo che la “Legge del Buon Samaritano”, introdotta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1996, promossa dalla Fondazione Banco Alimentare, e dal 2003 operativa anche in Italia, sia da sostenere ed applicare anche nella Città di Varese.

Si dice che il frigorifero sia la coscienza sporca del consumatore. Niente di più vero. E’ infatti lì che in ambito domestico marciscono le merci comprate in eccesso. Perché c’era l’offerta speciale (le offerte sono sempre speciali…) o perché è nella natura stessa delle merci l’essere comprate in abbondanza per poi finire a marcire nei rifiuti.

Il cibo ha un valore intrinseco che lo erge – a prescindere da chi lo possieda - a merce ad elevato valore collettivo, solidale ed etico-morale, soprattutto nella misura in cui esistono condizioni disagiate da parte di fasce sempre più ampie di popolazione cittadina (ma non solo cittadina), che ne ha bisogno per il mantenimento dei minimali standard di salute e sopravvivenza.

Per questi motivi il cibo, anche se in esubero, in via di deperimento o invenduto, non può essere trattato alla stessa stregua di una comune merce a scadenza e computato banalmente nella voce smaltimento rifiuti, anche quando non più essere commercializzabile per sopravvenute presunte condizioni di non commestibilità. Il cibo, crudo o cotto che sia, è equiparabile ai beni primari naturali come l’aria, l’acqua, il suolo e dunque è un bene fondamentale per l’uomo.

AZIONI
Applicazione della Legge del Buon Samaritano
Aderendo ai progetti ispirati dalla “Legge del Buon Samaritano” già operativi in alcune realtà locali della provincia di Varese e dal Centro Gulliver di Varese (Siticibo), intendiamo ridurre lo spreco alimentare avvalendoci delle eccedenze alimentari prodotte in Città per far fronte alle tante situazioni di disagio sociale, in pericoloso aumento anche nella nostra città.

Sulla scorta di quanto già attuato da “Siticibo” di Fondazione del Banco Alimentare, da “Trentino Solidale” e “Last Minute Market” (

)  proponiamo di introdurre alcune nuove regole per conferire sostenibilità alle attuali modalità di commercio alimentare varesino.

Le nuove regole si baserebbero (per le sole imprese alimentari) sul ricalcalo della TARI effettuato non già in funzione dei meri costi per lo smaltimento dei rifiuti, come nel caso effettuato dalle municipalizzate, bensì conferendo allo smaltimento del rifiuto alimentare un valore aggiuntivo determinato dall’insostenibilità dello spreco dell’alimento stesso. In questo secondo caso il valore aggiuntivo (ma che potrà essere anche sostitutivo) sarà determinato  dal controvalore economico del prodotto alimentare, che altrimenti verrebbe ritirato dai banchi di vendita per essere ammassato e trasportato dal servizio rifiuti comunale all’impianto di compostaggio (discarica).

E’ del tutto evidente come nel primo caso il valore dell’alimento di scarto sia pari a zero, mentre nel secondo caso mantenga il suo valore di origine, ossia il valore di costo. Per le ragioni in premessa riteniamo che - dei due - il sistema più sostenibile sia il secondo e per questo motivo per mezzo di delibere di Consiglio Comunale intendiamo:
-    riformulare la TARI per le imprese alimentari;
-    aderire alla rete di solidarietà alimentare a scopi caritatevoli;
-    adottare le erogazioni liberali in natura con fattura al costo, a favore delle organizzazioni caritatevoli locali, enti morali no-profit, o Spin-Off Accademiche;
-    ridurre la TARI alle imprese alimentari che, pur avendo aderito alla rete di solidarietà alimentare, rimangono con merce da smaltire.
 
In tale prospettiva tutte le imprese alimentari, comprese le attività della grande distribuzione, ristorazioni organizzate, panifici, bar e pasticcerie, ubicate entro il territorio varesino potranno scegliere una delle seguenti due opzioni:
-    diminuire la propria TARI aderendo alla “legge del buon samaritano” col fine di recuperare da imprese for-profit a favore di enti no-profit, cibi freschi o cotti da consumare presso prestabiliti punti di erogazione interni ai confini amministrativi di Varese;
-    pagamento al Comune della TARI basata sul controvalore economico prodotto dall’alimento di scarto.
Se l’azione avrà il successo che merita , verrà estesa anche per il recupero di farmaci, giocattoli, libri ed altri prodotti non alimentari.

Ultima modifica il Venerdì, 19 Agosto 2016 09:09
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