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Solidarietà sociale

Solidarietà sociale

Il lavoro e la sua massima diffusione determina la qualità ed il grado di sviluppo di una intera collettività.

Cosa può fare l'amministrazione locale per incentivare l’offerta di lavoro e migliorare lo stato sociale di tutti i Cittadini?

Le agevolazioni fiscali ed economiche, se impostate nel giusto modo, possono dare una risposta appropriata a chi, imprenditore, intende investire e operare sul nostroterritorio. L’occupazione deriva dall’impresa e questo è imprescindibile.

Quali i settori di intervento?

riqualificazione delle aree dismesse,

riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente pubblico e privatorisparmio energetico degli edifici,

-mobilità a emissioni zero,

-raccolta differenziata per limitare al massimo i rifiuti con una politica efficace del riciclo,

-sviluppo di attività agricole e di allevamento basate su cicli di produzione biologiche,

-commercio equo-solidale,

-limitazione degli sprechi in ambito pubblico e privato,

-iniziative culturali, sportive e turistiche,

-incentivazione all’associazionismo di qualità



A cosa serve?
E’ la condizione di partenza per lo sviluppo sostenibile della città. Nessuno deve rimanere indietro! Dall’avvento della crisi internazionale anche i cittadini e le famiglie varesine sono in affanno per la perdita del lavoro e per la diminuzione del reddito. Politiche di sostegno al lavoro non servono a far crescere l’indice di produttività bensì a far crescere il benessere e la qualità della vita del cittadino.

Quanto costa?
Ristabilire accettabili condizioni occupazionali in cambio del mantenimento di condizioni altrettanto accettabili sulla qualità della vita cittadina, può essere un modo vantaggioso per ristabilire quella reciproca soddisfazione ed equilibrio tra governo della città e cittadino. Ristabilire un posto di lavoro oggi delocalizzato più che determinare un costo determina un vantaggio.

 Il presente capitolo è dedicato alla memoria di Gabriele Cipolla

PREMESSA
Il periodo di stagnazione in cui la lunga crisi ci ha precipitati, continua a travolgere le famiglie, i posti di lavoro e la vita delle persone. E’ quasi paradossale osservare come più i nostri governanti si sforzino di trasmettere ottimismo attraverso messaggi via etere (e che vorrebbero la crisi ormai alle spalle) e più gli indici macroeconomici tendano invece a peggiorare. Quasi a dire: occorre essere più incisivi e tempestivi!

Parlare di “lavoro” significa indiscutibilmente parlare anche di condizione sociale intesa come welfare periferico o municipale. Infatti tra le due problematiche vi è un rapporto di simbiosi, un’implicazione biunivoca: se è vero che da una parte la “ricchezza” di lavoro determina la condizione di efficacia dello stato sociale di una comunità, dall’altra parte è altrettanto vero che la qualità dello stato sociale della comunità locale dipende dall’offerta di lavoro che il territorio è capace di esprimere, sia in termini qualitativi che quantitativi. Non a caso abbiamo scelto di unire le due macro voci in questo unico capitolo.  

A Varese e dintorni, dove un tempo la “locomotiva del nord” (come era chiamata) tirava senza ritegno suscitando le invidie d’oltralpe, ora è panico. La gravità della condizione impone agli enti locali di farsi carico di un problema diventato serio. I politici (che dovrebbero invece risolverli i problemi) non possono più tirarsi indietro astenendosi dalla funzione propositiva che dovrebbero avere, o limitarsi a spostare la disputa tra governo nazionale e sindacati, che pure hanno le loro gravissime colpe. Dalla crisi del 2009 il tasso di disoccupazione a Varese è passato dal già grave 6,3% all’8,6% nel 2013, superando addirittura la media lombarda  attestatasi all’8,1%. Se si considera il dato pre-crisi del 2007 (2,9%) i dati mettono i brividi. Da qualche tempo una nefasta affermazione incomincia a farsi strada: quand’anche riusciremo a superare questa stagnazione, mai più sarà tutto come prima.

Su dati resi noti dall’Istat, da un’analisi compiuta dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio, emerge che per i lavoratori maschi la disoccupazione arriva a Varese al 10,3% (Lombardia 7,6%) attestandosi su dati non lontani dalla media nazionale che raggiunge l’11,5%. Per i giovani dai 15 ai 24 anni la situazione è ancora più grave. Si è passati dal 25,2% al 39,1 facendo registrare punte del 45% per gli uomini e del 29% per le donne.

Nel 2014 abbiamo toccato il record lombardo di disoccupati (35.000), e oggi viviamo di Ticino. Infatti se a Varese non ci fosse il vicino Canton Ticino (funzionante da ammortizzatore sociale) il numero dei senza lavoro potrebbe persino raddoppiare.

Defiscalizzare contro delocalizzare
La delocalizzazione e la chiusura di attività produttive indotte dalla troppo elevata pressione fiscale in capo alle aziende del territorio e dal calo della domanda interna, rischia di mettere a repentaglio il posto di lavoro non solo di tanti cittadini ma nell’intera area varesina. Come abbiamo più volte ribadito in questo programma elettorale, per non essere travolti occorre ripensare a un nuovo paradigma capace di rimettere al centro dello sviluppo un modello basato sullo sviluppo sostenibile, e che non a caso è il filo conduttore di tutto il nostro programma elettorale.

Anche in ambito locale, per quel che può essere consentito ai sindaci, occorre iniziare a compiere azioni e riforme coraggiose - ma sostenibili - che potrebbero avere molti riscontri positivi anche se attuate con molto ritardo. Dando finalmente attuazione al principio comunitario del “chi inquina paga”, occorre spostare l’imposizione fiscale della tassazione locale dal lavoro al consumo di ambiente e territorio. Naturalmente tutto ciò avrebbe più forza se fosse supportato da un’azione di governo nazionale, ma occorre pur partire da qualcosa anche in ambito locale e noi intendiamo partire proprio da qui. Vogliamo defiscalizzare le aziende virtuose per farle “ripartire”.

Duole dirlo, ma il tempo dei fuoriclasse dell’imprenditoria italiana e di lungimiranza di stampo “olivettiano”, sembra sia tramontato per sempre. Proprio così, dal dopoguerra ad oggi, in una manciata di decenni, la globalizzazione sembra aver fagocitato un periodo indimenticabile di etica imprenditoriale che pure ha lasciato molti segni positivi in Italia, in Europa e nel mondo. Non esistono più gli imprenditori di una volta (verrebbe da dire) e quelli di oggi, insieme alla classe politica, ne hanno dismesso da tempo il ruolo, per assumere quello più nefasto dei “prenditori”.

Questa nuova categoria, generata dal paradigma del mercato globale spinto da atteggiamenti tanto avidi quanto amorali, non si accontenta più di equi tornaconti o eque tasse nelle quali sia inclusa anche la soddisfazione di dare lavoro e prosperità alle famiglie dei propri operai, lustro al territorio rispettandolo, perpetuare le tradizioni di famiglia sul territorio, “formare” i lavoratori con l’esempio quotidiano, la cultura, l’etica. Oggi, se mancano le risorse economiche, o si chiude o si delocalizza, anche perché le stesse banche non sono più quelle di una volta, oggi ti voltano le spalle e… o ti arrangi o muori. Insomma un mondo alla rovescia che occorre urgentemente riformare partendo dagli enti locali e da una nuova classe dirigente.

E’ infatti evidente che qualche torto deve pur averlo compiuto anche questa classe di amministratori pubblici, più intenta a far cassa e ad apparire con promesse elettorali, piuttosto che a dare risposte e opportunità  concrete alle rispettive esigenze di lavoratori, imprenditori e cittadini. E allora chiediamoci a voce alta: quali e quante misure di contrasto efficaci ha attuato l’amministrazione uscente per far fronte al problema della delocalizzazione, e della morsa fiscale che determina la chiusura delle nostre aziende?

Green economy, ma non solo
Con l’attuale modello di sviluppo, siamo tutti consapevoli che non si potrà uscire dalla stagnazione, se non infliggendo colpi mortali al territorio, all’ambiente e alle speranze delle future generazioni. Con la nuova straordinaria cementificazione del territorio varesino che l’amministrazione uscente ha previsto per il 2016, con più di 9,5 milioni di euro per Oneri di Urbanizzazione, oggi ne abbiamo la prova evidente. L’obiettivo per uscire dalla crisi non deve essere (solo) quello dell’aumento della produttività del lavoro o della cementificazione dei suoli, bensì quello di ottimizzare la produttività delle risorse impiegate e la gestione del  processo produttivo. Noi proponiamo un concreto sostegno alle aziende e al mondo del lavoro disposto ad orientarsi verso questa grande opportunità del terzo millennio: la green economy.

Quanto lavoro utile e prezioso può nascere dalla riconversione ecologica degli edifici?
- quanto dalla riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente (pubblico o privato)?
- quanto dal risparmio energetico degli edifici?
- quanto dalla mobilità a zero emissioni?
- quanto dalla raccolta differenziata tendente ad azzerare e riciclare i rifiuti?
- quanto dalla valorizzazione delle attività agricole del territorio?
- quanto dalle coltivazioni “bio” locali?
- quanto dal commercio solidale?
- quanto dall’applicazione della “legge del buon samaritano”?
- quanto dalla lotta agli sprechi?
- quanto dall’applicazione del “servizio di prossimità”?
Queste sono le aree di sviluppo che vorremmo valorizzare richiamando da tutto il mondo imprenditoriale italiano ed estero investimenti sul territorio varesino per ridare offerta occupazionale sostenibile ai cittadini varesini.

Come fare?
Come un buon padre di famiglia non si dà alle spese pazze personali mentre vede mancare il necessario ai propri famigliari, così un buon amministratore locale non dovrebbe pensare di spendere il denaro pubblico (tra l’altro in diminuzione) per la realizzazione di “capricci”, ossia opere pubbliche tanto costose quanto contestate. Soprattutto in un momento come questo, quando i lavoratori subiscono sulla loro pelle il tasso di disoccupazione più alto della Lombardia. Ancora una volta ribadiamo a chiare lettere la nostra proposta politica:
“Varese non ha bisogno di nuove strade, non ha bisogno di nuove rotatorie, di nuovi parcheggi, di superflue o contestate opere pubbliche, Varese non ha bisogno di consumare altro suolo con altro cemento; Varese ha solo bisogno di un’aria nuova, foriera di onestà, modernità e innovazione nel conservare bene ciò che già esiste.  In breve: “Varese RESPIRA …se cambia”.

AZIONI
Siamo determinati a coinvolgere le famiglie varesine e tutte le categorie del mondo del lavoro che si renderanno virtuose, ossia partecipi al cambiamento. Abbiamo pertanto pensato di proporre azioni/misure incentivi defiscalizzanti comunali dedicati:
a)    alle nuove imprese (22);
b)    alle imprese esistenti interne alla zona stellata (23);
c)    ai commercianti (ristoranti + bar compresi) interni alla Zona Stellata (24);
d)    ai cittadini lavoratori occupati (25);
e)    ai cittadini e famiglie: Servizio di Prossimità e RCM (a  questo punto è espressamente dedicata la voce “I” come istituzione del Reddito di Cittadinanza Municipale)
1)    RCM (1);
2)    RDM (26).

a)    Azioni dedicate alle nuove imprese (22)
A fronte di una specifica convenzione tra l’Amministrazione comunale e il mondo imprenditoriale ed al fine di perseguite i 10 obiettivi strategici qui sotto riportati, a fronte di dovute ma sostenibili garanzie, il Comune si impegna tramite il seguente POPSI ad offrire una serie di inedite defiscalizzazioni a favore di quelle imprese che vorranno tornare a investire sul territorio varesino.

POPSI
Piano di Offerta Pubblica Sostenibile per l’Industria

Obiettivi generali
Il presente POPSI si propone il raggiungimento dei seguenti 10 obiettivi strategici che potranno caratterizzare il futuro sviluppo del territorio varesino nel segno di un nuovo paradigma sociale, economico ed ambientale:
•    sostenere la ripresa di settori strategici per la crescita dello sviluppo sostenibile;
•    contrastare la delocalizzazione e la disoccupazione;
•    creare nuova e qualificata occupazione produttiva;
•    aumentare i consumi interni di prodotti e servizi sostenibili;
•    promuovere l’innovazione e la ricerca nel campo della green economy;
•    attrarre nuovi investimenti da destinare alla green economy;
•    incentivare la riconversione delle attività produttive nel segno della tutela ambientale;
•    rilanciare il “made in Italy” e proporsi come polo attrattore d’eccellenza per la green economy europea e mondiale;
•    promuovere il “made in Lombardia” per i prodotti sostenibili dedicati al mercato interno;
•    diminuire burocrazia e tassazione alle attività dedicate alla sostenibilità;

Con apposita convenzione da sottoscrivere tra le parti
Il Comune di Varese

offre e si impegna ad accogliere sul proprio territorio un numero di attività produttive e di servizi a corredo, limitato alle aree produttive attualmente dismesse e/o abbandonate, disposte ad ottemperare ai suddetti obiettivi generali garantendo altresì occupazione ad almeno 30 dipendenti ciascuna (5 per gli incubatori d’impresa, start-up, ecc.);
 
Le attività ammesse dovranno essere convenzionate e a impatto zero, ossia a zero consumo di suolo (ristrutturazione di siti industriali esistenti), energeticamente  autosufficienti almeno all’80%, dotate di edifici eco-sostenibili a 5 stelle, dotate di raccolta differenziata dei rifiuti di tipo spinto,  e dedicate alla produzione di:
1)    mobilità sostenibile su gomma; ossia autoveicoli, moto, ciclomotori, veicoli commerciali con propulsori totalmente a zero emissioni (neutral carbon);
2)    tecnologie, apparati e/o manufatti per la produzione di energie da fonti rinnovabili;
3)    prodotti originati dalla chimica verde (sostenibile, bio-eco-compatibile, chemiurgia);
4)    tecnologie “bio”, apparati e attività connesse alla separazione e differenziazione dei rifiuti, volti all’ottimizzazione del ciclo RIFIUTI ZERO;
5)    agro-alimentare e bevande, esclusivamente di natura biologica e a Km breve;
6)    servizi connessi all’agenda digitale o agli incubatori d’impresa;
 è ammessa a far parte delle suddette attività la filiera di distribuzione e lo stoccaggio di  prodotti interamente eseguiti dalle attività convenzionate e l’aggregazione di attività produttive di minore entità, fermo restando l’obbligo del raggiungimento minimale occupazionale richiesto entro il territorio varesino (più sedi ma con i complessivi dipendenti richiesti dal BOPS).


Alle attività produttive ammesse dal bando che ottempereranno alle suddette obbligazioni
Il Comune di Varese offre

a)    la gratuita e libera ristrutturazione di aree industriali del territorio varesino, edifici industriali in disuso e/o abbandonati, anche attraverso demolizione (parziale o totale se non vincolati da enti superiori) con ricostruzione anche in ampliamento di superfici e volumi funzionali all’attività produttiva, ottemperando alle sole norme del Regolamento Edilizio e Certificazione ENergetica Sostenibile del XXI secolo (RECENS21) con l’obbligo del raggiungimento almeno dell’80% di eco-sostenibilità (cinque stelle) e di autosufficienza energetica (per situazioni intermedie, si valuteranno gli incentivi da confermare tra quelli di seguito indicati).
b)    l’azzeramento degli oneri concessori necessari per le suddette attività edilizie, ossia l’azzeramento degli Oneri di Urbanizzazione e del Contributo sul costo di Costruzione di cui agli artt. 43 e 44 della L.R. n°12/2005;
c)    l’azzeramento delle addizionali comunali IRPEF, per i primi 10 anni di attività, ai lavoratori varesini impiegati nell’attività produttiva;
d)    l’azzeramento della componente variabile della TARI (tariffa puntuale), per i primi 10 anni di attività, ossia quella relativa ai ritiri;
e)    l’azzeramento della TASI - IMU, per i primi 10 anni di attività, escluse eventuali componenti da dare allo Stato;
f)    l’abbonamento gratuito (fornito dal Comune), per i primi 10 anni di attività,  del mezzo pubblico necessario per recarsi al lavoro dalla propria residenza varesina, esteso a tutti i dipendenti occupanti ruoli non manageriali (ovvero con stipendi oltre i 50.000 euro/anno).
g)    la reiterazione condizionata, anche plurima (in blocco o disgiunta), delle agevolazioni fiscali di cui ai punti c), d), e), f), per ulteriori 5 anni qualora l’attività produttiva abbia assolto nel decennio precedente a tutti gli obblighi di cui alla presente convenzione senza aver ricorso ad alcuna forma di ammortizzatori sociali e mantenendo il numero degli originari dipendenti; per ogni 10 dipendenti assunti oltre il minimo stabilito, la presente reiterazione si protrae di un anno oltre i 4 previsti;
h)    il prelievo gratuito di energia elettrica (con card) per 10 anni per la ricarica dei mezzi elettrici in uso ai dipendenti (con ruoli non manageriali, ovvero con stipendi oltre i 50.000 euro/anno) dalle colonnine collocate nei parcheggi dell’attività produttiva convenzionata. La proprietà, l’installazione, la gestione e la derivazione di energia dalla pubblica illuminazione rimangono a carico delle aziende;
i)    credito agevolato (tramite Cassa Depositi e Prestiti, fondi regionali, Statali ed europei) per le opere edilizie di cui al punto a) ed impiantistiche e per l’acquisto di beni strumentali indispensabili all’azienda;

 A garanzia per l’ottenimento delle suddette agevolazioni/incentivi, l’attività produttiva convenzionata sottoscrive al Comune di Varese:

a)    l’ipoteca di primo grado sulla nuda proprietà dell’attività produttiva convenzionata;
b)    l’impegno a commercializzare i prodotti dell’attività produttiva convenzionata col marchio “made in Italy” se destinati all’esportazione e “made in Lombardia - Varese” se destinati al mercato interno;
c)    l’assunzione di almeno l’80% di lavoratori varesini a tempo indeterminato;
d)    l’impegno a ricapitalizzre gli utili d’impresa per una quantità non inferiore al 50% nell’attività produttiva convenzionata.

b) Azioni dedicate alle imprese esistenti interne alla zona stellata (22)
Al fine di alleggerire il carico fiscale, contrastare il fenomeno della delocalizzazione e sostenere l’occupazione, a condizione che nelle annualità pregresse al 2016 non si sia fatto ricorso ad alcuna forma di ammortizzatori sociali (cassa integrazione), il Comune si impegna ed offre alle imprese private varesine a partire dal 2017:
a)    la riduzione per 5 anni della TASI (o bonus di valore equivalente); la riduzione avrà carattere di progressività in funzione (per i cinque anni precedenti) degli anni di non ricorso consecutivo alla cassa integrazione fino al massimo raggiungimento del 60%:
1 anno precedente (2016-2017) = 15%;
2 anni precedenti (2015- 2017) = 25%;
3 anni precedenti (2014-2017) = 35%;
4 anni precedenti (2013-2017) = 50%;
5 anni precedenti (2012-2017) = 60%.

c) Azioni dedicate ai commercianti (ristoranti + bar compresi) interni alla zona stellata (23)

d) Azioni dedicate ai cittadini lavoratori con reddito annuale ≤ € 26.000 (24)
Al fine di alleggerire il carico fiscale dei lavoratori (sia essi autonomi che dipendenti, purché residenti) e di aumentare i comportamenti virtuosi del cittadino, il Comune si impegna ed offre a partire dal 2016.
a)    bonus una tantum di € 200 spendibile per il pagamento di qualsiasi onere, imposta o tariffa comunale, se il lavoratore potrà dimostrare di aver mantenuto nell’anno precedente stili di vita sostenibili (es. consumi di acqua potabile entro i limiti dei 90 litri pro-capite di acqua giornalieri, ovvero contenere il rifiuto secco indifferenziato entro i Kg. 50 pro-capite (contro gli attuali 300 Kg. – Nel Comune di Ponte nelle Alpi è scesa a 29 kg.), chilometraggio limitato, ecc….).
 
e)    Azioni dedicate ai cittadini/famiglie: SdP, RCM e RCMS.

“Servizio di Prossimità” (SdP). E’ un servizio istituito dal Comune, che intende reperire a titolo volontario dai cittadini residenti, del tempo da spendere e dedicare a lavori socialmente utili (LSU) e di pubblica utilità (LPU).

Il servizio è una sorta di banca del tempo cui attingere per i bisogni e le necessità della collettività e viene istituito col fine di rappresentare un’utilità di reciproco interesse. Infatti, il servizio da un lato concorre alla necessità di coprire attività di pubblica utilità e dall’altro aiuta il cittadino a sentirsi utile alla collettività evitando condizioni di emarginazione e diversità rispetto al lavoratore occupato.

Si conta con queste misure di tamponare l’insufficienza o il perduto reddito conseguente a fenomeni di temporanea disoccupazione che potrebbe, con il perdurare, instaurare condizioni di disagio psicologico, perdita di autostima, fino a degenerare nella caduta in stato di autocommiserazione e indigenza, atti autolesionistici o malavitosi, estendendo il disagio all’intera collettività varesina.

Ristabilendo per sé e per l’eventuale nucleo famigliare a carico, un reddito insufficiente o bruscamente interrotto, chiunque tra i lavoratori varesini in condizioni di documentata sopravvenuta disoccupazione per esubero o chiusura attività causa crisi, purché residenti a Varese da almeno 3 anni e nel rispetto di una turnazione della durata massima di due anni, potrà chiedere alla comunità di contribuire a migliorare la qualità della vita della propria città prestandosi allo svolgimento di una prestazione d’opera remunerata nei settori appresso specificati.

In luogo di contestate opere o infrastrutture pubbliche proponiamo questa forma di Servizio di Prossimità (retribuito), per soddisfare almeno la richiesta di 300 famiglie investite da questo stato di temporaneo disagio dovuto alla crisi ancora in corso, dando priorità ai disoccupati con famiglia a carico, in funzione di specifici requisiti stabiliti dall’Amministrazione Comunale e controllati dai preposti uffici comunali.

La gestione del servizio sarà diretta dalla struttura comunale e spazieranno a seconda delle competenze individuali e delle necessità (anche - se del caso - secondo la filosofia del “fuori ufficio, fuori orario”), nel campo:
a)    della raccolta differenziata “porta a porta” in tutta la città, con conferimento ai centri di raccolta;
b)    del recupero di derrate alimentari provenienti dalla grande distribuzione, ristorazione organizzata, bar, panetterie, pasticcerie ubicate entro il territorio varesino, per conferirle alle associazioni ed enti morali ONLUS della città;
c)    dei lavori socialmente utili quali (a mero titolo esemplificativo):  recupero, pulizia, custodia, sorveglianza e presidio di beni e luoghi pubblici quali: giardini, parchi, edifici, musei, cimiteri, campi sportivi, piazze e strade (vedi cap. SICUREZZA). Una figura di riferimento per detti lavori potrebbero potrebbe essere i responsabili di quartiere e/o rionali della città coordinati dall’assessorato alle attività produttive ;
d)    dell’assistenza dei residenti portatori di disabilità temporanea o permanente (se grave in supporto al personale delle Agenzie per la Vita Indipendente e al volontariato sociale preposto);
e)    dell’assistenza allo sgombro neve nel periodo invernale;
f)    dell’assistenza alla protezione civile in caso di emergenza, manifestazioni, ricorrenze cittadine, pulizia boschi e alvei del reticolo idrico minore, ecc.;
g)    dell’assistenza all’allestimento e/o smontaggio di strutture di feste organizzate dalle associazioni cittadine patrocinate e iscritte nei registri Regionali, Provinciali o cittadini, in supporto ai volontari delle rispettive associazioni;
h)    dell’assistenza/affiancamento alla vigilanza ecologica;
i)    dell’assistenza/affiancamento alla vigilanza e controllo dell’attività edilizia;
j)    dell’assistenza/affiancamento al servizio di volontariato sociale;
k)    delle commissioni varie e giornaliere da eseguire per conto dell’Amministrazione comunale;
l)    dell’assistenza e controllo dell’attività di gestione del presente servizio di prossimità;

(1) Reddito di Cittadinanza Municipale (RCM).
E’ rivolto ai varesini che si trovino nelle posizioni reddituali previste dall’Allegato 1 del disegno di legge n.1148 del Senato della Repubblica XVII Legislatura d’iniziativa dei senatori del M5S. Per analogia a tale iniziativa, valgono, anche per il RCM, le clausole di detto disegno di legge.  L’RCM è meglio descritto nell’apposita sezione ad esso dedicato cui si rimanda per i dettagli del caso.

(25) Reddito di Cittadinanza Municipale specialistico (RCMS).
Qualora il cittadino iscritto al “Servizio di Prossimità” sia anche beneficiario del RCM e  risponda a determinati profili professionali e attitudinali, tramite apposita richiesta e bando comunale e limitatamente all’offerta disponibile, potrà richiedere - sempre a titolo volontaristico - di accedere a mansioni specialistiche inerenti l’edilizia, il trasporto delle derrate alimentari e l’indotto delle attività del SdP. Per tale attività potrà percepire fino al 40% dell’eco-incentivo – altrimenti totalmente accreditato sulla Eco-Card - in denaro contante.

Le somme necessarie per queste misure, saranno ricavate dalla lotta all’evasione delle tasse locali, dal taglio agli sprechi, dalla revisione della spesa e da contributi volontari di varia natura  e da specifiche politiche sociali sostenibili. Per far questo intendiamo altresì effettuare una ottimizzazione d’impiego delle risorse economiche provenienti dai capitoli di entrata del bilancio di previsione relativi al:

-    contributi e varie da enti privati (cap. 2100000 per il triennio 2014-2016 più di 12 Mln di €);
-    fondo di solidarietà sociale/comunale (cap. 215000 per il triennio 2014-2016 più di 11 Mln di €);
-    fondo nazionale politiche sociali (cap. 301000 per il triennio 2014-2016 € 1.493.151);
-    contributo statale ad integrazione fondo di solidarietà comunale (cap. 267000 per il triennio 2014-2016 € 643.719);
-    fondo sociale regionale (cap. 534000 per il triennio 2014-2016 € 1.404.927);
ed anche un’ottimizzazione d’impiego dei capitoli di uscita del bilancio relativi al:
-    fondo straordinario sviluppo e risorse umane e produttività (cap. 2040010/15 per il triennio 2014-2016 circa € 6.048.292);
-    spese mensa dipendenti comunali (cap. 3650000 per il triennio 2014-2016  € 1.128.000);
-    premi assicurativi inc./furto/RC terzi (cap. 3650000 per il triennio 2014-2016  quasi 3 Mln €);
-    spese per servizi manutentivi immobili comunali (cap 8400080 8450080 per il triennio 2014-2016  € 226.500+313.560);
-    spese per servizi di difesa legale (cap. 12300174 per il triennio 2014-2016  € 825.000);
-    spese per acquisto beni poliz.munic. (cap. 15200130/170 + 15650170 per il triennio 2014-2016 circa € 258.000 + 241.527);
-    ed altri anche di minori importi.

Ultima modifica il Venerdì, 19 Agosto 2016 09:06
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